I funerali-show di Casamonica, non si placa la bufera. Il nipote del boss "Non siamo mafiosi"

. Cronaca

Il giorno dopo le esequie-show di Vittorio Casamonica nella basilica di San Giovanni Bosco a Roma non si placano le polemiche. Il prefetto Gabrielli, che dovrà riferire ad Alfano, ha ammesso che "sono stati fatti degli errori" ma ha anche confermato che tutti sono stati colti di sorpresa dal funerale in stile hollywoodiano (con tanto di accompagnamento musicale ispirato alla colonna sonora de 'Il Padrino'). Il Pd ha parlato di "fatto inquietante" e di "Roma sfregiata". Sbalordito e irritato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino. L'Enac ha sospeso la licenza al pilota dell'elicottero che ha lanciato sulla folla assiepata davanti alla chiesa petali di rosa: non aveva il permesso di sorvolare la capitale. Nel pieno di questa bufera il nipote del boss del clan, Luciano, si è rivolto al ministro degli Interni Alfano per denunciare la campagna mediatica "ostile e diffamatoria" nei confronti dei Casamonica e per affermare con forza che quella famiglia, la sua, ritenuta responsabile di affari malavitosi che hanno a che fare con l'usura, il racket e la droga, "non è mafiosa". E' abitudine del clan, afferma Luciano, usare carrozze nere trainate da sei cavalli per i funerali dei maggiorenti. E Vittorio Casamonica, spentosi a 65 anni, un uomo - è sempre Luciano che parla - cui piacevano le feste, era appunto uno di questi, anzi 'er più', considerato da tutto il clan 'il re di Roma', come appunto recitava il mega-manifesto issato sulla facciata della chiesa in segno di omaggio al morto. "Se io faccio un matrimonio e prendo la Rolls Royce non è che c'è la mafia. Noi Casamonica abbiamo sempre fatto le feste alla grande, da quando siamo qui a Roma. Signor Alfano non siamo mafiosi, non siamo persone cattive" afferma il nipote rivolgendosi al titolare del Viminale che dovrà rispondere in Parlamento alle interrogazioni sull'episodio presentate da diverse forze politiche, in primis il Movimento 5 Stelle. Secondo le affermazioni di Luciano "Quando se ne va qualcuno soltanto Dio giudica, non la pollitica". "E la Mafia - prosegue - è tutt'altra cosa. Vittorio era una bravissima persona. Noi sapevamo che doveva morire e abbiamo fatto di tutto per accontentarlo: gli piacevano tanto le feste non volevamo fare una cosa di pianto. È usanza, sono anni che quando muore uno dei nostri vecchi si usano le carrozze e i cavalli". Quanto a quel 're di Roma' che ha indignato i più, Luciano spiega: "Vittorio Casamonica Re di Roma? Nel nostro gergo, nella nostra cultura significa che per noi è un re, il nostro re di Roma. Dicono che era un boss. Mio zio era conosciutissimo perché lui comprava e vendeva auto. Se n'è andata una parte del nostro cuore". Il parroco della basilica Don Bosco, dano Manieri, tenta di tirarsi fuori dalla bufera "Io qui ho fatto il prete, non spettava a me bloccare un funerale. La chiesa può dire no a un funerale?  Ecco, questo è un problema. Le scomuniche del Papa ai mafiosi? Bisogna chiederlo in alto, non a me". "L'esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa...".

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