La Chiesa dei due Papi con lo scontro economico tra i cardinali Pell e Marx e la trombatura del "corvo" Balda

. Cronaca

Il Vatileaks 2 (acronimo creato dal portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, Vati come Vaticano e leaks, in inglese crepe, per definire lo vicenda delle carte rubate a Benedetto XVI dal suo maggiordomo nel 2012)) il nuovo scandalo economico che sta disturbando non poco il Papa, affonda le sue radici nei sottoboschi misteriosi del Vaticano. Regno da sempre di intrighi e di lotte tra corvi e serpenti. Ma se una volta erano più le sole ambizioni personali a creare la melma, ora sono anche differenti visioni che si confrontano. In una lotta senza esclusioni di colpi per la sopravvivenza stessa dello Stato Pontificio, in quanto tale. Cioe' dotato di sue strutture autonome, di soldi da investire e fare fruttare anche per poi potere aiutare i più poveri, di ricchezze immobiliari da conservare. Altrimenti la Chiesa diverrebbe un'altra da quella finora conosciuta. E qui entrano in campo i due Papi, cioè il teologo e amante della tradizione secolare Benedetto XVI, ora Papa emerito e del rivoluzionario Bergoglio, che vuole una Chiesa povera per i poveri. Il problema irrisolto dall'elezione di Bergoglio e' che rimangano attivi, anche i seguaci di Ratzinger. Con molti che lo rimpiangono. Il punto focale della lotta in corso, tanto per cambiare e' economica, e negli organismi che gestiscono le finanze vaticane. Lo scontro vero e' dunque sul patrimonio della Santa Sede e si declina con due figure di spicco, il cardinale australiano George Pell ed il confratello teutonico, Reinhard Marx (che non vuole fare torto al suo cognome). Tradotto nel linguaggio comune, sono il primo il ministro delle Finanze ed il secondo presidente di una commissione Bilancio, incaricata della pianificazione. Dovrebbe programmare insieme. Essendo due pesi massimi alti, un metro e novanta, figli di un pugile e di un sindacalista, Pell e Marx, non perdono occasione di suonarsele di santa ragione. Da un lato il gruppo di Pell, rimane fedele al mercato e vuole fare solo investmenti redditizi, anche allo scopo di potere affrontare opere di bene. Dall'altro i riformatori, quasi rivoluzionari di Marx, che non si accontentano dei fini pur nobili di Pell, perché non giustificano il mezzo. Teorizzano invece una terza via, terzomondista ed anticapitalista, che preoccupa non poco i poteri forti vaticani. E nel tutto cosa e' successo? Il Papa nomina nella commissione d'inchiesta sui beni vaticani il duo Balda, di ambizione sfrenate non conosciute al tempo dal Santo Padre,  e la lobbista Francesca Chaouqui, anch'essa assetata di potere ed abile millantatrice. Ma il Papa, colpa anche di una festa sulla terrazza pontificia con ospiti Vip, tra i quali Bruno Vespa, per la celebrazione della santificazione di Papa Giovanni XXIII e di Giovanni-Paolo II, e per l'invito con sorpresa a pranzo (opera della giovane lobbista) dei genitori del premier Renzi, li "ripudia" con un esilio politico. Il duo diabolico lavorava contro il cardinale Pell e per questo riteneva di potere fare quello che voleva nelle sacre stanze. Così quando a inizio giugno arriva il momento che conta, quello della nomina del revisore generale dei conti, una sorta di ministro dll'Economia, che dovra' coordinare l'attività di Pell e di Marx, chiama alla carica, un manager, Libero Milone. Balda riteneva che quel posto dovesse toccare a lui. Invece no, ed il resto e' storia di questi giorni. E Francesco al di la' della trombatura del monsignore spagnolo ha voluto anche andare incontro a Pell. Ragioni di prudenza vaticana... 

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