Cellule, armi, bersagli. Cosi' gli jihadisti imitano le Brigate Rosse

. Cronaca

Prima la Digos di Bologna ha scoperto il manuale del perfetto jihadista, poi quella di Brescia ha identificato una "cellula", una vera  e propria rete fatta di contatti e organigramma, un'organizzazione terroristica che si muoveva tra internet e social network per promuovere la sua ideologia."Siamo intervenuti in una fase di propaganda e di apologia, prima che potessero esserci problemi sul territorio", ha spiegato la Digos. "Le armi trovate in Kosovo dimorano che potevano entrare in azione", ha aggiunto. Una grande operazione di intelligence che dimostra ancora una volta l'estrema pericolosità degli jihadisti, che per organizzarsi copiano la struttura delle Brigate rosse italiane e di altre organizzazioni terroristiche che hanno agito in europa tra gli anni settanta ed ottanta "Il guerrigliero in citta' non e' obbligato ad avere le sembianze del combattente ma potrà essere, ad esempio, un commerciante", una raccomandazione. Poi regola d'oro: "Ognuno conosce solamente il suo capo, cioè chi lo ha reclutato. Il capo deve cambiare subito il domicilio in caso di arresti di componenti della cellula". Sono anche codificate quattro precise regole: 1) La lotta jihadista deve basarsi sul lavoro di cellule separate organizzate a grappolo, che rende non smantellabile in un sol colpo tutta la struttura. 2) Ogni cellula deve essere composta da quattro gruppi, il primo e' il comando costituito dall'emiro o dal suo vice, il secondo quello di ricognizione. Il terzo si occupa del rifornimento delle armi. Il quarto e' quello dell'azione. 3) Ogni cellula deve formare altre cellule e queste non devono comunicare tra loro. I collegamenti devono avvenire tramite mediatori che hanno 2 o 3 nazionalità per potersi muovere con più facilita. 4) Il comando sceglie il bersaglio e il metodo e coordina gli altri gruppi.

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