La "vittoria" di Giovanna d'Arco, la fede integrale dell'eroina fa discutere

. Cronaca

170 anni anni fa Giuseppe Verdi diceva addio al teatro della Scala per molti anni. La ragione fu proprio la prima rappresentazione di Giovanna d'Arco. Le sue disposizioni furono largamente tradite, per quella che tra l'altro Verdi non considerava la sua opera migliore. Ma ieri alla Scala e' andato tutto bene. Prima di tutto l'ordine pubblico che ha funzionato e gli undici minuti di applausi finali, oltre a premiare l'allestimento verdiano e la prestazione degli artisti, con in testa Anna Netrebko, sono servite ad allontanare la paura del terrorismo. Così' come la commozione che ha accompagnato l'apertura con l'inno di Mameli e' stata una risposta al terrore. Chailly ha rilanciato l'opera dopo ben 150 anni di oblio. Mai un tema come quello della fede religiosa e se si vuole dell'integralismo religioso e' risultato più attuale dopo la strage di Parigi. Ha fatto discutere la fede di Giovanna d'Arco che viene considerata da Marine Le Pen, una sorta di eroina nazionale. Portando forse qualche imbarazzo ai vari Renzi, Mattarella e Pisapia, che hanno assistito alla rappresentazione. Per Maroni e' andata in scena una "vera combattente", mentre ad esempio per Passera "e' sbagliato proiettare all'oggi certi aspetti religiosi. Lasciamoli alla guerra dei cent'anni. Alcuni hanno visto nella misticità della giovane martire francese una sorta di jihadismo all'incontrario. Altri all'opposto una sorta di rappresentazione di un "crocifisso blindato in un Europa aggredita". L'opera e' comunque piaciuta, anche se tutti non sono stati convinti per l'ambientazione ottocentesca e per la statua della Madonna. 

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