Etruriagate: Immobiliari e outlet, le aziende "amiche" in "conflitto d'interessi"

. Cronaca

C'e' l'azienda che si occupa di compravendita di immobili e quella che fabbrica arredi domestici, C'e' la ditta specializzata nelle attività gestionali e quella che installa macchine per uffici. Tutte inserite nella lista che adesso fa tremare gli amministratori di Banca Etruria. Perché sono le società che avrebbero ottenuto fidi da milioni di euro in "conflitto d'interessi", dunque "fuorilegge". Beneficiarie del finanziamenti che poi hanno gravato sul bilancio perché "deteriorati",   per 18 milioni di euro. Tutte riconducibii all'ex presidente del cda, Lorenzo Rosi oppure all'ex consigliere Luciano Nataloni, per questo già indagati nell'inchiesta condotta dal procuratore Roberto Rossi. Lo scrive sul Corriere Fiorenza Sarzanini, che spiega tutto il quadro dell'incedibile intreccio. Son 15 le società nel mrino della Gdf e degli ispettori di Bankitalia, che in occasione della loro terza ispezione hanno rilevato: "Non e' stata approfondita la convenienza della banca nel compiere le operazioni, ne' effettuato un confronto tra condizioni applicate e quelle di mercato". Poi elencano le situazioni anomale e dichiarano: "Come e' emerso dalla documentazione delle pratiche di fido relative al campione ispettivo, le sopra citate carenze rilevano a vario titolo, in particolare, per il dott.Nataloni e per i dott. Lorenzo Rosi". Il Corriere passa ad esaminare l'affare outlet, che coinvolge anche papa' Renzi. Snodo centrale per ricostruire gli affari compituti con i soldi di Banca Etruria e' la "Castelnuovese", di cui Rosi e' stato presidente fino al luglio 2014. E' stato accertato che proprio quella ditta ha costruita a Pescara l'outlet Città Sant'Angelo, destinatario di ulteriori finanziamenti. Un fido che risulta "incagliato". La costruzione e la gestione di outlet sembra essere diventata ormai la nuova attività di Rosi,  amministratore unico della "Egnatia Shopping Mall", dove figurano tra i soci proprio la "Castelnuovese", mentre il socio di riferimento e' la "Nikila Invest", a sua volta titolare di una quota del40% nella "Party srl", socio Tiziano Renzi, padre del premier, mentre la madre, Laura Bovoli  e' amministratore unico. "E' proprio questo intreccio tra aziende diverse, in realtà collegate - conclude il Corriere -  che la Guardia di finanza dovrà  sbrogliare per individuare le responsabilità  di un dissesto che ha portato Banca Etruria sull'orlo del fallimento, Ma anche per ricostruire la procedura seguita al momento di immettere sul mercato le obbligazioni poi diventate prive di valore quando il governo, a fine novembre, ha approvato il decreto Salva banche per quattro Istituti di credito.  

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