Libia, finalmente a casa Policardo e Calcagno, le famiglie delle vittime "Ora la verità"

. Cronaca

Finalmente a casa Gino Policardo e Filippo Calcagno. E' finito l'incubo per loro e per le famiglie, in apprensione fino all'ultimo per il lungo ritorno. L'aero che ha riportato a casa i due tecnici e' arrivato a Campino alle 5. Ad accoglierli c'erano i famigliari ed il ministro degli Esteri, Gentiloni. Dal presidente Mattarella un messaggio: "Cordoglio per le vittime e sollievo per i liberati". Policardo e Calcagno sono parsi provati ma sbarbati ed in buone condizioni. Il loro rimpatrio e' stato possibile solo dopo una giornata di tensioni e di un estenuante braccio di ferro con i libici. Commovente l'abbraccio con i loro famigliari con forse ancora nella mente gli altri due loro colleghi più sfortunati di loro, le cui salme sono ancora bloccate, non si sa bene perché, in Libia. Ed e' proprio la più che giustificata rabbia delle famiglie di Failla e Piano a fare da contraltare alla gioia della liberazione. Quello che vogliono le famiglie dei tecnici uccisi e' la verità. Perché di voci nel caso libico ne girano tante, come quella del riscatto pagato. Qualcuno dice anche sei milioni di euro dati all'uomo sbagliato. Almeno a sostenerlo e' l'avvocato Grimaldi, legale della famiglia Failla. Che di domanda: "Come mai due ostaggi sono stati liberati a distanza di 24 ore dalla morte degli altri rapiti? "L'impressione - sostiene - e' "che il governo sapesse che sarebbero tornati a casa". Poi l'avvocato da' una sua spiegazione: "Il raid del 19 febbraio degli Usa su Sabrata ha cambiato gli equilibri proprio quando sembrava imminente il rilascio di tutte e quattro gli ostaggi". Ma cosa chiedono le famiglie dei tecnici uccisi: "Vogliamo - afferma l'avvocato - la verità fino in fondo. Le responsabilità da quelle della ditta per cui lavoravano sulla sicurezza fino a livelli più alti nella gestione del rapimento e le fasi finali, devono essere assolutamente chiarite ed accertate" 

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