Cassazione, se rispondi ai suoi sms chi ti perseguita non è uno stalker

. Cronaca

Una sentenza della Cassazione che farà discutere: non può essere accusato di stalking se la 'vittima' delle persecuzioni risponde alle sue telefonate o ai suoi sms minacciosi. In questo caso potrebbe configurarsi l'accusa di ingiuria o calunnia ma non quella di stalking e quindi verrebbero meno anche le protezioni previste dalla legge per le vittime di persecuzioni come quelle messe in atto da un 'ex' che non vuol saperne di essere lasciato (ad esempio il divieto di avvicinamento). Per la Cassazione rispondere alle telefonate o agli sms persecutorii, sia pure per accettare un incontro chiarificatore, configura un comportamento "poco coerente" della vittima. Telefonate o sms indesiderati dell'ex che ti perseguita, sempre per gli 'ermellini', vanno lasciati cadere nel vuoto, non vanno "assecondati" con comportamenti "incongrui" (come rispondere al telefono o ad un sms) altrimenti l'accusa di stalking non regge. Il caso esaminato dalla Cassazione e che farà giurisprudenza è quello d un giovane napoletano che ha inviato sms minacciosi alla sua ex-ragazza invitandola ad un incontro chiarificatore, incontro che la ragazza ha accettato e che poi sarebbe sfociato in una violenza sessuale. Il giovane era stato denunciato dalla sua ex che temeva per la sua incolumità ed era diventato destinatario di un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua ex-fidanza. Ma lui si è opposto appellandosi al tribunale del riesame che ha annullato il divieto, "correttamente ha deciso oggi la Cassazione.

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