Belli e indemoniati, bipolari, bisex, allucinati i "foreign fighters della nostra coscienza". Quel vizietto dell'afterino...

. Cronaca

I mostri assassini del Collatino sono "l'altro volto di Jihadi John. Sono i foreign fighters della coscienza metropolitana". Questa e' l'opinione del noto criminologo Alessandro Meluzzi.  "La droga non li rende meno colpevoli. La loro violenza e' disprezzo e scarico emotivo", aggiunge. Lo psichiatra spiega che l'unico situazione in cui la droga può diventare un esimente e' la tossicodipendenza cronica. "Qui invece siamo di forte  all'effetto congiunto di alcol e cocaina, esaltazione mentale. Un cocktail dagli effetti psicobiologici incalcolabili, ma che non costituiscono un attenuante. Erano capaci di intendere e di volere, insomma". Meluzzi prosegue nella sua analisi: "Sono personaggi che danno un senso di nulla, di nichilismo esistenziale che in questo caso esplode come un Titanic su un iceberg sommerso, ma che vediamo all'opera spesso, anche se in modo fortunatamente meno grave". Ma alla radice cosa c'e'? "C'e' la totale assenza dell'altro dalla scena emotiva. Una condizione post-umana in cui l'altro e' solo un mezzo da utilizzare, i rapporti sono strumentali. Il sesso puro passaggio all'atto, la violenza e' scarico emotivo".  Questo il giudizio di Meluzzi, dal quale esce il ritratto di personalità disturbate, bipolari, bisex, manipolatori, con una doppia vita.  Quella piu' o meno normale e l'altra quella dove veniva fuori il lato oscuro che nascondeva anche quella banalità del male come fine a se stesso. Manuel, il padrone di casa degli orrori, studente di economia fuoricorso e' figlio di un assicuratore che gestisce anche un noto ristorante. Alto, magro, fisico atletico, ha parlato con il giudice anche del suo rapporto con le donne. "Mi vedo spesso con una ragazza - racconta - ma con tutte quelle con cui sono stato non sono mai andato oltre il sesso. Anche io, pero', potrei innamorarmi". Ma ormai lui ed il suo amico possono guardare solo al loro passato. Al loro futuro ci pensera' la Giustizia. Un anno e mezzo fa gli avevano anche ritirato la patente, perché era andato a sbattere con la sua auto contro un cassonetto ed aveva bevuto. Ma tra venti giorni avrebbe dovuto riprenderla. L'ultimo test su alcol e droga era stato superato a pieni voti una settimana fa. A stroncare tutto ci si e' messo anche il destino. La morte dello zio materno al quale era molto legato ha gettato Manuel in una profonda depressione. Proprio quando ha deciso di chiudersi in casa per il tragico sballo. Di buona famiglia anche Marco, suo padre Ledo segretario dell'associazione Mecenate 90 e' stato un collaboratore dell'ex premier Giuliano Amato. Il figlio invece si e' sempre cullato nella vita della movida ed e' stato anche se brevemente fidanzato con Flavia Vento. Egocentrico e narcisista, bilingue per via della madre francese,  viveva, tra debiti e prestiti, organizzando cocktail rinfrescanti per soli gay. "Bella musica, buon cibo, cocktail rinfrescanti, tanti amici, spettacoli e divertimenti", era il post su Facebokk per presentare l'appuntamento che si svolgeva regolarmente la domenica in un locale vicino a Colle Oppio. "A quelle serate ci sono andata - racconta una ragazza - hanno un'impronta gay, ma non mi sono mai sembrate nulla di troppo stravolgente". Due cocktail, stuzzichino e quanto basta e poi la promessa di rivedersi. Magari a casa, con tutto il necessario. "Ormai funziona così - spiega ancora la ragazza - la gente fa gli afterini". Tradotto: si rincasa all'alba e poi non si esce per 24 ore. Una giornata tra alcol droga e sesso. Spesso con degli sconosciuti. Ma ora dopo quello che e' successo c'e' paura. L'afterino lo hanno fatto anche i due due assassini, belli e indemoniati, finito pero' con i loro occhi a specchiarsi in una lama di coltello da cucina sporco di sangue. Ed e' l'immagine che li accompagnerà nei lunghi anni di prigione che li attendono, lontano dai sogni e dalle  luci della bella vita che avrebbero potuto condurre.   

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