Giorgio Albertazzi, un gigante del teatro, se ne e' andato a 92 anni. Un passato nella Repubblica di Salo' che mai rinnego'

. Cronaca

Se ne e' andato in punta dei piedi a 92 anni, l'attore Giorgio Albertazzi. Nato a Fiesole il 20 agosto del 1923 e laureato in architettura, aveva debuttato nel mondo del teatro nel 1949. quando calco' il palcoscenico in Troilo e Cressida di Shakespeare, con la regia di Luchino Visconti. Albertazzi ha girato una trentina di film, pur senza essere mi ammaliato dal cimenta, lui che era un animale da teatro. Ha anche lavorato molto in televisione, interpretando i famosi sceneggiati televisivi degli anni sessanta. Ma quello che più lo ha condizionato tanto da essere definito "il perdente di successo" e' stata la sua esperienza giovanile nella Repubblica di Salo'. Vi aderi' nel 43 e si dice che comando' anche un plotone d'esecuzione. Fu arrestato alla fine della guerra e fu liberato solo nel 47, grazia alla famosa "Amnistia Togliatti". Ma differenza di molti altri, anche suoi colleghi, non rinnego' mai il suo passato e rimase a modo suo fascista, si definiva un "anarchico di centro", comunque sempre di destra. Gigante della scena e gran seduttore, e non solo di donne. Visconti si innamoro' di lui, ma poi ne venne respinto. Perché a Giorgio piacevano soprattutto le donne e ne ha avute tante. E' morto sabato mattina nella sua tenuta in Maremma, da tempo era sofferente ed il suo cuore ha smesso di battere alle nove. E come spesso ricorda il direttore dell'Agi, Roberto  Iadicicco, che oltre ad essere giornalista e' anche medico, l'uomo, non la donna, dopo gli ottanta e' sempre appeso ad un filo. Basta un niente  e la luce si spegne. Vicino a lui era  moglie Pia de' Tolomei, più giovane di trent'anni. La sua grande compagna di tetro e' della vita e' stata Anna Proclemer. Il premier Renzi lo ricorda come "un grande italiano" e un artista che e' stato contemporaneamente classico e controcorrente". Una sua frase: "Dovunque stiamo andando cerchiamo di andarci con leggerezza". Architetto, attore dagli occhi blu, alla Burt Lancaster, amava classici e meno classici da Shakespeare a Sofocle ad Arthur Miller. Aveva un timbro di voce con due solo uguali, Vittorio Gassman  ed Enrico Maria Salerno. Pero' la sua , modulata con sinfonie di pause ed accelerazione, rimane unica ed indelebile. L'amico Zeffirreli, che lo presento' a Visconti, i brividi erotici e le scintille tra i due, con Luchino che lo insegue con eleganza aristocratica e lui che si lascia sedurre e poi rifiuta.

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