Ucciso il killer di Berlino: prima danno i nomi degli agenti e poi oscurano i loro profili Fb....

. Cronaca

Prima hanno diffuso nomi e cognomi dei due agenti che hanno ucciso il killer di Berlino, Amri, questa notte alle 3 a Sesto San Giovanni, nel corso di un conflitto a fuoco. Poi hanno oscurato i loro profili su Facebook "per garantire la sicurezza loro e di tutte le forze dell'ordine" alla luce del rischio di ritorsioni. Non c'è niente da fare: anche nei momenti in cui c'è solo da applaudire per la prova di professionalità data dai due agenti del commissariato di Sesto - uno dei due, quello che ha ucciso Amri dopo che il killer di Berlino aveva ferito alla spalla il collega, è un agente in prova da nove mesi - qualcosa va storto e rischia di oscurare la grande giornata della polizia. Anche se i nomi dei due agenti avevano cominciato a circolare sui media dall'alba, la decisione di confermare e pubblicare ufficialmente nomi e cognomi dei due valorosi poliziotti presa prima dal neo-ministro degli Interni Minniti e poi dal premier Gentiloni - ha lasciato di stucco molti osservatori e tanti semplici cittadini e sui social è scoppiata subito la polemica a difesa dei due agenti. Nomi e foto sono diventati così virali, con tutte le possibili conseguenze. Eppure il capo della Polizia Gabrielli aveva invitato alla discrezione per evitare ritorsioni (ma la stessa polizia aveva diffuso sul suo sito la foto della divisa dell'agente ferito 'bucata' dalla pallottola di Amri)) e il questore di Milano De Iesu si era rifiutato di fornire ufficialmente le generalità dei due poliziotti arrivando subito dopo alla decisione di 'oscurare' i profili dei due poliziotti su Facebook, sempre per garantire la loro sicurezza da eventuali 'vendette' dei jihadisti di Daesh. Ma siamo in Italia e ormai la frittata era fatta. Mutatis mutandis ve la immaginate una mossa simile, cioè la diffusione in rete dei nomi degli agenti-eroi in piena guerra all'Isis, presa, per esempio, dalla Casa Bianca, da Downing Street o dall'Eliseo?

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