Il "Gelli 2.0", la "bella vita" dei fratelli Occhionero a Vigna Clara, ma la madre: "Ma che ricchi, gli pagavo ancora la pizza"

. Cronaca

Giuilo Occhionero, che amava definirsi il Gelli tecnologico del nuovo millennio e che sorridendo raccontava "Mi chiamo Occhionero ma in realtà vedo tutto, come l'occhio del dollaro americano". E sembra che l'America centri, anzi la Cia, con questa storia di spionaggio. si sospetta che ci siano i servizi americani dietro le intrusioni informatiche. Lo scandalo si allarga a macchia d'olio con lo Stato spiato dai due bizzarri ed intraprendenti signori della Roma bene. Infatti lei Maria Francesca, appassionata di sport, molto attenta alla sua dieta vegetariana, abita a Vigna Clara, un quartiere esclusivo di Roma Nord, insieme al marito, un professore universitario. Lui invece da Vigna Clara si e' trasferito in periferia, dopo guai con la giustizia, e' stato condannato a giugno per bancarotta fraudolenta. Certo questo fatto appare strano se effettivamente sono spioni assoldati dalla Cia, che normalmente protegge accuratamente le sue fonti. Maria Francesca frequentava anche il circolo Canottieri Roma, uno dei più famosi della capitale. Di Luigi si racconta la passione per le belle donne e per le auto. Ultimamente pero' sembra si limitasse a frequentare la non certo strabiliante movida di Ponte Milvio, e che si fosse rinchiuso in se stesso.  Con il sempre molto forte legame con la madre (il padre Franco, professore universitario e' morto da qualche anno per un tumore al cervello), che anche lei abita a Vigna Clara. La madre, Marisa, raggiunta dal Corriere, racconta tutta un'altra storia: "I miei figli ricchi truffatori? Macche' si fanno pagare ancora la pizza". A suo avviso i due figli non hanno ancora imbroccato la strada giusta e si arrabattano, fra mille difficoltà dopo che la loro società e' entrata in crisi. Il figlio userebbe una sua vecchia auto e la figlia girerebbe solo con una cinquecento. Insomma un ritratto molto diverso da quello chele stanno facendo i pm. Intanto loro dal carcere smentiscono tutto: "Non siamo hacker ma due vittime" e negano i cyber attacchi, ma si rifiutano di svelare le loro password e spavaldamente Luigi dice ai magistrati: "Il virus lo avete messo voi nel mio computer per incastrarmi". La sorella invece sostiene, appoggiata dalla madre, di non sapere nemmeno usare il computer. La lista degli spiati pero' si allunga di giorno in giorno, una rete fittissima. Con molti che sono in ambasce, perché se finora i loro segreti carpiti, rimanevano nelle mani di pochi, con l'acquisizione della documentazione richiesta all'America, diventa alto il rischio di fuga di notizie. Magari su particolari non rilevanti penalmente ma che riguardano la vita privata. Perché si sa In Italia le manine misteriose sono molte e pronte a spulciare qua e la'  nei corposi faldoni dei dati raccolti. Sempre che si tratti di veri spioni internazionali e non di improvvisati cybernauti con la passione solo di soldi e di potere. 

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