Consip, Romeo "muto", parlano i legali "Mai conosciuto Tiziano Renzi, fregato ed emarginato"

. Cronaca

Abile strategia difensiva quella del collegio difensivo di Alfredo Romeo, che rimane "muto" davanti al gip avvalendosi della facoltà di non rispondere (anche per non cadere in pericolose contraddizioni ed evitare qualche scomoda domanda), nel contempo affidando ai suoi legali il suo "libero" pensiero. "Mai conosciuto Tiziano Renzi, e' stato fregato", dicono i legali, che aggiungono: "Il nostro assistito afferma di non avere mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato, oltre che babbo Renzi, neanche gente legata all'entourage dell'ex premier". Romeo che si trova a Regina Coeli dal 1 marzo, si e' presentato all'interrogatorio di garanzia alle 9,30, ma non ha detto direttamente una parola. Con un certo malcelato disappunto degli inquirenti, che sono costretti ad accettare la sua condotta processuale, anche se poco collaborativa. Difficile quindi che gli concedano, quando la richiesta arriverà, gli arresti domiciliari. "Non era un privilegiato - sostengono gli avvocati - anzi era emarginato all'interno di Consip (ndr. ovvero non otteneva gli appalti che voleva). Altro che corruttore e' stato fregato più volte e per questo ha anche presentato un esposto, in Consip e per conoscenza all'Anca e all'Antitrust, nell'aprile del 2016". Poi l'avvocato Vignola ha spiegato: "Cooperative rosse, Manutencoop e Cofely (ndr. la società piemontese dietro la quale gli investigatori sospettano che ci sia Verdini) sono un po' i padroni del mercato", nei cui confronti Alfredo Romeo chiedeva controlli più rigorosi in ambito Consip.Insomma l'avvocato se vogliamo fornisce anche un possibile "movente" per la ricerca di amicizie che contano per l'imprenditore napoletano. Se si sentiva danneggiato avrebbe potuto cercare di arrangiarsi con altri metodi. Forse Vignola ammette qualcosa ma di" minore" (ndr. sempre che in caso di corruzione si possa parlare di danno minore): "Romeo viene rappresentato come il grande corruttore, ma se si legge bene l'ordinanza cautelare, abbiamo a che fare con un episodio di corruzione, ammesso che ci sia stata, non dico di quattro soldi, ma quasi (ndr. si parla di 100mila euro). Insomma quella del gip e' una contestazione abbastanza minimale". Poi: "Il messaggio fuorviante che e' stato dato e' che Romeo avrebbe consegnato soldi al dirigente Consip Marco Gasparri (ndr. lo ha ammesso lo stesso Gasparri) per agire chissà su quali grossi appalti. Lo ripeto, la contestazione, se fosse vera, e' invece di avere consegnato cifre abbastanza modeste per avere delle consulenze. Tutto il resto, riferito ai presunti contatti con vari soggetti, rientra nel gossip e fa parte del clamore mediatico". Un'ulteriore spiegazione e' che c'e' "un problema di sproporzione tra l'atto contrario ai doveri d'ufficio e la somma di denaro data come corrispettivo al dirigente Consip. A fronte di un appalto da 2,7 miliardi abbiamo una dazione in 3 anni di 100 mila euro, pari a 30mila euro l'anno, direi che non e' proprio proporzionale. Perciò quanto contestato a Romeo, ammesso che sia vero, e' cosa marginale che non ha alcun riferimento con l'appalto FM4". Secondo i legali "Romeo voleva sapere da Gasparri come mai avesse perso l'appalto del municipio Roma I pur avendolo gestito per 16 anni. Voleva avere un riscontro tecnico anche da un soggetto intraneo a Consip, perché dal punto di vista tecnico conosceva perfettamente quei luoghi da pulire e da gestire.  Il suo e stato un tentativo di ottenere una legittima risposta ad un quesito. Chiaro che l'appalto non era suo ma dopo 16 anni nutriva una legittima aspettativa e per questo parlava con Gasparri di numeri per sapere come mai la commissione fosse arrivata, prima dell'accesso agli atti, a un punteggio che secondo lui lo penalizzava rispetto alla concorrente Cofely che aveva avuto ben oltre due punti pur essendo un colosso dell'energia e del calore, e non della manutenzione degli immobili come la società  di Romeo". Quanto alle intercettazioni "le frasi attribuite a Romeo vanno contestualizzate, perché potrebbero essere delle frasi pronunciate per capire la sincerità del proprio interlocutore, per tarare la sua attendibilità anche sparando una bugia o una millanteria, per capire se l'interlocutore e' soggetto affidabile. Ma all'alta politica Romeo non intendeva arrivarci e non ci e' mai arrivato".  

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