"Sta finendo l'acqua a Roma". L'allarme di Zingaretti che pero' ha chiuso il rubinetto di Bracciano. Presidente Acea "Danno a immagine di Roma"

. Cronaca

Dopo lo stop ai prelievi d'acqua dal lago di Bracciano, fissato dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, per il 28 luglio, l'emergenza siccità per Roma ed anche per tutta la regione si fa pressante. Si rischiano razionamenti, con drastici tagli alla fornitura dell'acqua da parte dell'Acea, che dal lago preleva circa l'8% del fabbisogno totale. Lo stesso Zingaretti denuncia la situazione: "E' una tragedia, sta finendo l'acqua a Roma". L'Acea aveva avvertito "Con lo stop ai prelievi d'acqua da Bracciano siamo costretti a mettere in atto la turnazione della fornitura, riguarderà un milione e mezzo di romani". Zingaretti ha deciso di chiudere momentaneamente l'importante rubinetto di Bracciano spinto, ha spiegato "dalla necessita' di salvaguardare gli aspetti ambientali-naturalistici del bacino, con l'obiettivo di recuperare quanto più possibile la sua naturale integrita' ecologica". Pero' così  facendo ha messo Roma in ginocchio e poi lo ha anche denunciato. Ora prendersela  con la siccità ha poco senso. Spetta a chi governa fornire le soluzione, la denuncia spetta ad altri. Il presidente dell'Acea Paolo Saccani, non in grado di fare miracoli, se la prende con Zingaretti: "Quest'atto della Regione e' abnorme ed illegittimo, ma soprattutto inutile per il lago di Bracciano, dal quale vengono prelevati appena 86 mila metri cubi al giorno". Secondo Saccani "azzerare la derivazione fa risparmiare 1,5 centimetri ma da qui a 7 giorni non troveremo nessuna soluzione se non razionalizzare l'acqua a Roma e ai romani, al Vaticano, ai palazzi istituzionali, alle attività produttive". Ancora: "Non faremo certo un bene all'immagine di Roma e dell'Italia e tutto per un centimetro e mezzo".

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