Lo stupro di Rimini, confessano due giovani marocchini "Siamo stati noi". Caccia al capo del branco

. Cronaca

"Siamo stati noi". Hanno confessato consegnandosi ai carabinieri due giovani marocchini (due fratelli di 17 anni). Si sono autoaccusati di essere loro gli autori della violenza ad una ragazza polacca perpetrata una settimana fa, insieme ad altri due giovani, al bagno 130 di Miramare di Rimini, dopo aver pestato il compagno della giovane. La stessa notte il branco aveva violentato, sempre a Rimini, una prostituta transessuale peruviana. Il doppio stupro la notte tra il 25 e il 26 agosto. Da quell'alba era scattata una caccia all'uomo imponente in tutta la Romagna. Oggi la diffusione da parte della polizia di alcuni fermo-immagine di un terzetto ripreso di spalle dalle telecamere di sorveglianza del bagno 130. La caccia da parte delle forze dell'ordine e la pressione mediatica hanno convinto i due diciassettenni nordafricani a consegnarsi. Si sono costituiti alla caserma dei carabinieri di Montecchio di Pesaro,piccolo comune della Valfoglia dove risiedono I due sono stati trasferiti a Rimini per l’interrogatorio in Procura alla presenta del pm che coordina le indagini e di un magistrato del tribunale dei minori di Bologna. Un terzo giovane, sembra un congolese, starebbe per consegnarsi anche lui. Ma la caccia continua per identificare il quarto giovane del branco, forse un nigeriano maggiorenne: il capo.  "Le bestie di Rimini" li ha definiti il viceministro della Giustizia polacco che vedrebbe bene per loro la pena di morte. 

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