Detenuta omicida a Rebibbia, clinicamente morto anche secondo bimbo

. Cronaca

"I miei bambini adesso sono liberi. Sono volati in cielo". Queste le parole della detenuta trentenne, nata in Germania ma cittadina georgiana, che in preda a un raptus nel carcere di Rebibbia a Roma ha lanciato i due figlioletti dalle scale uccidendoli. La più piccola, una bimba di 6 mesi, è morta sul colpo; il fratellino di poco più di due anni è in stato di morte cerebrale all'ospedale Bambino Gesù. La donna era stata arrestata a fine agosto nella capitale per traffico di droga. Si cerca di rintracciare il padre, un nigeriano, per avere il consenso all'espianto degli organi. Il ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede - che si è recato nella struttura carceraria per un sopralluogo - ha scelto la strada del pugno duro e ha sospeso la direttrice e la vicedirettrice della sezione femminile del carcere e il vicecomandante del reparto di Polizia penitenziaria. Un'indagine interna, accanto a quella della magistratura, è stata avviata dal capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini. In Italia sono attualmente una sessantina i bambini che si trovano a vivere i loro primi anni di vita dietro le sbarre, accanto alle madri incarcerate. Una legge del 2011 prevede la creazione di Istituti a custodia attenuata per le detenute madri, che sono tuttavia soltanto 5 rispetto ai 15 istituti in cui sono presenti mamme con bambini in età prescolare. La mano pesante del ministero non è piaciuta al Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe): "La scelta ministeriale di dimostrarsi forte con i deboli è davvero senza alcuna logica. I bambini in carcere non devono stare, mai! Il ministro Bonafede faccia mea culpa: perché è il dicastero che lui guida che deve fare in modo che i bimbi delle donne detenute in carcere non vi entrino, ma stiano in strutture ad hoc come gli Icam. Bonafede si dimetta insieme a Basentini".

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