Nanga Parbat, la sfida impossibile di Daniele Nardi e Tom Ballard

. Cronaca

"Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna", diceva un alpinista doc come Walter Bonatti. Purtroppo il sogno di Daniele Nardi e Tom Ballard si è spento sul Nanga Parbat, nona montagna più alta della Terra con i suoi 8126 metri. La cima conosciuta come "The killer mountain" si trova in Pakistan ed è il secondo ottomila - dopo l'Annapurna - per indice di mortalità, il terribile indicatore del rapporto tra numero degli scalatori giunti in vetta e numero delle vittime. Le sagome, una blu e una rossa, individuate con un potente telescopio dai soccorritori a 5.900 metri di quota sono quelle dei due alpinisti, partiti nel dicembre scorso decisi a entrare nella storia dell'alpinismo con l'ascensione invernale della cima e scomparsi il 24 febbraio. Erano in parete per affrontare lo Sperone Mummery, una via ai limiti dell'impossibile per le condizioni ambientali e climatiche estreme, utilizzata una volta soltanto, ma in discesa, nel giugno del 1970, dai fratelli Reinhold e Guenther Messner, per uno sbaglio di percorso. E anche allora finì tragicamente: Guenther morì e i suoi resti furono ritrovati trentacinque anni dopo. "Mi dispiace molto - afferma oggi Reinhold Messner -, ma a Nardi dissi più volte di non percorrere quella via. Il pensiero va alle famiglie e mi auguro che in primavera un elicottero vada a prendere i corpi per restituirli ai loro cari, prima che la neve e il ghiaccio li sommergano". Nardi, 42 anni, nato a Sezze, aveva già conquistato cinque Ottomila: "Il primo nato al di sotto del Po - diceva scherzando - ad aver scalato l'Everest e il K2". Sul suo sito, a proposito dell'ultima impresa, aveva scritto: "Una sfida al limite del possibile, che porterà la spedizione a dover scegliere tra la vetta e la vita". Tom Ballard, inglese, 31 anni, era figlio di Alison Hargreaves, celebre scalatrice britannica deceduta nel 1995 sul K2. Nardi aveva già provato altre quattro volte a scalare il Nanga Parbat. L'ultima tragica avventura sarà narrata in un libro che uscirà da Einaudi, che Nardi aveva iniziato a scrivere con la scrittrice Alessandra Carati, che aveva trascorso venti giorni in Kashmir per respirare il clima del campo base. Lo scalatore inglese Albert Frederick Mummery, a cui è intestata la via che percorrevano, fu il primo alpinista alla fine dell'Ottocento a tentare l'ascesa. Era l'estate del 1895 e il Nanga Parbat, raccontò qualche anno fa Nardi in una intervista alla Gazzetta dello sport, "era il grande sogno di Mummery, un visionario! Il primo a inseguire lo stile alpino puro", un alpinismo senza mezzi artificiali, che conta solo su quelli che l'inglese definiva 'mezzi leali' (fair means). "Ci provò - raccontava ancora Nardi - e, infine, lasciò un biglietto in una bottiglia: 'Absolutely impossible by fair means'".

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