Monsef, il foreign fighter dell'Isis che vuole tornare in Italia

. Cronaca

Monsef El Mkhayar, 22 anni, di origini marocchine, foreign fighter partito da Milano e catturato a Baghouz in Siria da SDF (le Forze Democratiche Siriane a guida curda) vuole tornare in Italia. Al momento è prigioniero a Qamishli, capitale de facto di Rojava la regione autonoma a maggioranza curda nella Siria nord-orientale. "Desidero tornare in Italia dalla mia famiglia e dai miei amici - ha detto il terrorista in una intervista all'agenzia Reuters -, perché mi accettino e mi aiutino a vivere una nuova vita". Nell'estate del 2009, all'età di quattordici anni, Monsef era giunto clandestinamente in Italia e dopo aver trascorso alcuni mesi senza fissa dimora, venne affidato alla madre emigrata in Italia, insieme alla sorella, diversi anni prima. La tempestosa relazione con la famiglia lo portò in una comunità per minori a Vimodrone e poi in carcere a San Vittore, per una vicenda di droga. È in questi ambienti che si radicalizza. A gennaio 2015, assieme a un amico - Tarik Aboulala, poi morto in combattimento - parte da da Bergamo per Istanbul e di qui in pullman verso la Siria. Sul profilo Facebook i due jihadisti 'milanesi' postano foto armi in pugno e con slogan d'odio: "Se tornerò in Italia - sarebbe stato il proclama di Monsef - sarà per farmi esplodere". Sui campi di battaglia mediorientali alterna l'azione all'opera di proselitismo. Diventa il 'Reclutatore' e proprio per la sua opera di convincimento viene condannato a otto anni di carcere per terrorismo internazionale dalla Corte d’Assise di Milano,. Aveva cercato di condurre tra le fila dei combattenti islamici almeno tre giovani che vivono in Italia, tra cui due suoi ex amici della comunità. Ora si dice pentito, è ferito a una gamba e all'agenzia di stampa britannica dice: "Voglio solo uscire da questo film, sono stanco. Avevo paura per le mie figlie" e mia moglie, una curda siriana sposata tre anni fa, che si trova in un campo per sfollati in un'altra parte della Siria e dovrebbe nuovamente partorire tra un mese. L'Islam "è la mia convinzione - sostiene ancora Monsef - e non la cambierò. Ma nello Stato islamico in realtà tutto questo non esiste... Lì non c'è giustizia", e aggiunge: "Onestamente, sono venuto qui troppo in fretta... Quando sono arrivato ho trovato un'altra storia". Alle forze di sicurezza curde ha fatto una rivelazione che suona come una minaccia: centinaia di uomini hanno lasciato clandestinamente l'ultima ridotta del Califfato per installare "cellule dormienti" altrove e obbedire al diktat del califfo nero Al Baghdadi: "Dobbiamo vendicarci"...

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