Battisti alla fine confessa, "Sono colpevole di tutti e quattro gli omicidi"

. Cronaca

Ci sono voluti quarant'anni. Alla fine, dopo nove ore di interrogatorio nel carcere di Oristano dove è detenuto dal gennaio scorso dopo la sua cattura in Bolivia - senza più quel sorriso beffardo - Cesare Battisti ha ammesso per la prima volta in assoluto tutti e quattro gli omicidi e i tre ferimenti per cui è stato condannato al carcere a vita. La svolta, accompagnata dalle scuse per i parenti delle sue vittime ("Mi rendo conto del male che ho fatto"), dopo 37 anni di latitanza. Non più 'vittima' quindi delle ingiustizie della magistratura italiana ma una presa di coscienza e anche l'onore delle armi a chi gli ha dato la caccia per anni. Battisti, l'ex-terrorista dei PAC, Proletari armati per il comunismo, il gruppo eversivo autore di una lunga serie di omicidi e rapine nel corso degli Anni di piombo, non ha chiesto sconti di pena. Non ha fatto nomi, ha voluto fare chiarezza - ha riferito chi lo ha interrogato - parlando solo delle sue responsabilità: quelle dirette negli omicidi della guardia carceraria Antonio Santoro e dell'agente della Digos Andrea Campagna e quelle in concorso negli omicidi di Pierluigi Torregiani e Lino Sabbadin. La confessione di Battisti è stata una sorta di "rito liberatorio", ha detto al pm e capo del pool antiterrorismo di Milano Alberto Nobili che ha condotto l'interrogatorio nel fine settimana, presenti anche Cristina Villa, capo dell'antiterrorismo della Digos e il difensore dell'ex-terrorista l'avvocato Davide Steccanella. "Pensavo fosse una guerra giusta" ha detto Battisti parlando degli Anni di piombo "ma la lotta armata ha stroncato lo sviluppo del movimento del ’68, che avrebbe portato a un reale progresso sociale e politico della società italiana". "In quegli anni - ha detto ancora ai magistrati - pensavo fosse una guerra giusta, anche se ora mi sembra una follia". Un'altra confessione Battisti l'ha fatta nei confronti delle tante persone, tra cui intellettuali, che lo hanno appoggiato in quasi quarant'anni di latitanza, compresi intellettuali dell’estrema sinistra in Francia, Messico e Brasile, tra cui lo stesso ex presidente Lula. "Non sono mai stato vittima di ingiustizia - ha ammesso l'ex-terrorista - e ho preso in giro tutti quelli che mi hanno aiutato. Ad alcuni di loro non c’è neanche stato bisogno di mentire".

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