Ratzinger fa il Pillon e pone all'indice la 'rivoluzione sessuale'

. Cronaca

Se non bastavano l'adunata di Verona, misogina e patriarcale, e i tentativi oscurantisti contro il diritto di famiglia del leghista Pillon, ecco un pamphlet del papa emerito, che intende mettere all'indice la 'rivoluzione sessuale' coeva del '68. L'ex Papa Benedetto XVI incolpa la cultura hippy per lo scatenarsi del fenomeno degli abusi sessuali, in particolare nei confronti di minori, da parte del clero. "Tra le libertà per cui la rivoluzione del '68 si batteva - scrive Joseph Ratzinger, in un saggio per la piccola testata cattolica bavarese Klerusblatt - c'era quella della totale libertà sessuale. E parte della fisionomia della rivoluzione del '68 era anche la pedofilia, indicata come consentita e appropriata". Ma come mai la pedofilia ha raggiunto tali proporzioni nella Chiesa? "In definitiva - sostiene l'ex pontefice germanico, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede conosciuta in passato come la Santa Inquisizione - la ragione è l'assenza di Dio" e quale esempio negativo della secolarizzazione occidentale cita anche i tentativi falliti di includere un riferimento a Dio nei trattati dell'Unione europea. Ratzinger si schiera con quanti bollano quella stagione come un'epoca di edonismo e di decadenza morale, tra i cui frutti ci sarebbe pure la bassa natalità nei paesi occidentali. La liberazione sessuale è stato un movimento sociale che ha modificato nel profondo i tradizionali codici di comportamento in tema di sessualità e relazioni interpersonali, con contributi quali quelli dello psichiatra Wilhelm Reich, della scrittrice Simone de Beauvoir e del filosofo Herbert Marcuse e anche grazie alla risonanza mondiale di testi quali il "Rapporto" sul comportamento sessuale del sessuologo Usa, Alfred Kinsey, e lo studio di Masters e Johnson, che evidenziò come la sessualità femminile non sia gerarchicamente inferiore a quella maschile. Gli scandali per abusi che hanno coinvolto la Chiesa cattolica in tutto il mondo sono innumerevoli, ultima la condanna a 6 anni in Australia per il numero tre del Vaticano, il cardinale George Pell. Quello dell'ex-papa è "un testo imbarazzante e sbagliato, che non spiega le violenze sistematiche sui minori e la loro copertura", afferma il teologo della Marymount University in Virginia, Brian Flanagan; gli fa eco lo storico della Chiesa, Christopher Bellitto, della Kean University nel New Jersey: "È catastroficamente irresponsabile, perché crea una contro-narrazione su come papa Francesco stia cercando di andare avanti sulla base del recente summit contro la pedofilia", al quale hanno partecipato i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per definire le direttive da applicare immediatamente per contrastare gli abusi su minori da parte del clero. E il professore di Storia del cristianesimo alla Villanova University in Pennsylvania, Massimo Faggioli, sull'Huffington Post scrive: " Si riapre il processo al Concilio Vaticano II", posto "all'origine della decadenza morale nella Chiesa", mentre "tutti gli studi scientifici disponibili" mostrano che "la storia degli abusi sessuali inizia ben prima degli anni Sessanta: si ritrova già negli scritti dei Padri della chiesa nei primi secoli", fino più recentemente al "caso di Marcial Maciel e dei Legionari di Cristo", per gli abusi sessuali continuati per decenni a partire da denunce che risalivano al 1956.
(foto di Mathias Degen)

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