Everest, code e vittime. "Tetto del mondo" sovraffollato, è polemica

. Cronaca

"Tetto del mondo" sovraffollato ed è tragedia. Sono una decina gli alpinisti rimasti vittima dell'Everest negli ultimi giorni per il maltempo, per la difficoltà della scalata, ma anche per il sovraffollamento lungo le vie della vetta più alta della Terra con i suoi 8.848 metri di altitudine. Il primo a scalare la cima al confine fra Cina e Nepal, fu nel maggio 1953 l'alpinista neozelandese, Edmund Hillary, con lo sherpa Tenzing Norgay. Rimasero sulla vetta un quarto d'ora: Hillary in segno di ringraziamento pose una croce nella neve, mentre Tenzing tranquillamente 'brindò' al successo con biscotti e cioccolato. Nel tempo la corsa agli ottomila da impresa è diventata una nuova forma di turismo di massa, con tutti i rischi connessi. La foto della lunga fila di alpinisti in attesa sul versante Sud della vetta dell'Himalaya scattata da Lydia Bradey - anche lei neozelandese e prima donna a scalare l'Everest senza ossigeno supplementare nel 1988 - è diventata virale sul web. Si è parlato di 350 scalatori bloccati sulla cresta. Molti non hanno resistito a fatica, freddo e all'aria rarefatta. Alcuni sono morti durante la discesa, altri dopo nei campi base a 7 mila metri. Le autorità nepalesi negano responsabilità e parlano di stagione delle scalate - tradizionalmente tra la fine di aprile e la fine di maggio - avversata quest'anno dal maltempo. Durante la finestra di bel tempo di mercoledì 22 maggio, 250 persone erano impegnate a scalare l'Everest e in 200 sono arrivati in vetta, stabilendo il nuovo record di ascensioni in un solo giorno. Kathmandu ha concesso quest'anno una quota record di 381 permessi per la scalata, ognuno di quali costa 11 mila dollari. Normalmente ogni alpinista è scortato da una guida nepalese, il che significa circa 800 persone finite nel collo di bottiglia della via verso la vetta, con il cattivo tempo che ha ridotto il numero di giorni a disposizione per completare l’impresa. Almeno altri 140 hanno ottenuto permessi per scalare l'Everest dal fianco settentrionale in Tibet e anche qui si è avuta una vittima, un 56enne irlandese. Le cifre potrebbero portare a superare il record di 807 presenze sul "Tetto del mondo" registrato nel 2018. La settimana nera sul versante nepalese è costata la vita a quattro indiani, un irlandese, un nepalese, un americano e un austriaco, mentre un altro irlandese sarebbe disperso. Ultima vittima il britannico Robin Haynes Fisher, 44 anni, deceduto sabato subito dopo aver raggiunto la vetta. È svenuto ed è morto 150 metri più giù. Aveva paura del sovraffollamento e aveva espresso i suoi timori sui social, pubblicando una foto in cui indicava la vetta che intendeva sfidare. In una intervista a La Stampa, Silvio "Gnaro" Mondinelli, 60 anni, uno dei pochi scalatori ad aver raggiunto tutte le quattordici vette più alte del mondo e ad aver scalato l'Everest da entrambi i versanti senza ossigeno supplementare, dice: "È da non credere. Anzi no, purtroppo non solo ci credo, ma l'ho visto e su quella montagna splendida non ho proprio più voglia di andare" e, allora, adesso c'è chi vorrebbe consentire l'accesso solo a chi è già salito su altri Ottomila. (foto da Yahoo!News)

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