Consulta, prostituzione mai libera neppure per le escort

. Cronaca

Il favoreggiamento della prostituzione, anche quella delle escort, resta reato. La Corte costituzionale ha confermato le regole introdotte nel 1958 dalla legge Merlin, che chiuse in Italia le case di tolleranza e introdusse i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. È valido insomma quanto previsto dalla legge che porta il nome della senatrice socialista, Lina Merlin, ovvero che la prostituzione in sé, in quanto volontaria ed esercitata da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, è legale e la persona che si prostituisce in quanto soggetto debole del rapporto non è punita, a differenza invece di ciò accade per chi ne agevoli o sfrutti l'attività. La Consulta era stata sollecitata a esprimersi su richiesta della Corte d'Appello di Bari nel processo contro Giancarlo Tarantini per le escort presentate all'allora premier, Silvio Berlusconi. Anche se 61 anni fa non era in voga la parola escort, da intendersi come soggetto che intraprende una attività economica facendo uso del proprio corpo, la sentenza - relatore Franco Modugno - ribadisce che la scelta di prostituirsi non può mai dirsi totalmente libera e che anche quando sia volontaria è un'attività che degrada e svilisce la persona. La Corte d'Appello di Bari aveva sostenuto che l'attuale realtà sociale è diversa da quella dell'epoca a cui risale la legge Merlin e la scelta delle escort sarebbe espressione della libertà di autodeterminazione sessuale, garantita dall'articolo 2 della Costituzione, libertà che verrebbe lesa dalla punibilità contro soggetti terzi che creano il contatto con i clienti o agevolano l'attività. Secondo la Corte costituzionale la scelta di "vendere sesso" è quasi sempre determinata da fattori economici, familiari e sociali che limitano l'autodeterminazione della persona, senza trascurare i pericoli legati all'ingresso in un circuito dal quale sarà poi difficile uscire in modo volontario e i rischi di violenze fisiche e psicologiche e per la salute. I diritti di libertà - tra i quali indubbiamente rientra anche la libertà sessuale - vanno dunque riconosciuti ma sempre in correlazione alla tutela e allo sviluppo della persona, anche in quanto inserita in un contesto di relazioni sociali. In favore del superamento della legge Merlin e per una "riapertura delle case chiuse" si è espresso recentemente il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Ero e continuo a essere favorevole e a ritenere che la strada giusta sia togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario". Tuttavia, aveva ammesso il vicepremier leghista, la questione "non è nel contratto di governo e i 5stelle non la pensano così. Non aggiungiamo perciò problema a problema e chiudiamo quelli aperti, prima di riaprire le case chiuse...".
(foto di Blemished Paradise)

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