Sea Watch, Corte europea respinge richiesta sbarco. Su Libia scontro nel Pd

. Cronaca

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto la richiesta di sbarco in Italia dei migranti presenti a bordo della nave Sea-Watch 3, che da oltre 10 giorni staziona al largo di Lampedusa. La Corte di Strasburgo, cui aderiscono i paesi del Consiglio d'Europa, ha comunque indicato al governo italiano l'impegno a continuare "a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone che si trovano a bordo della nave". Protezione La capitana della nave della Ong tedesca e una quarantina di migranti si erano appellati alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, per ottenere un provvedimento d'urgenza per lo sbarco e la presentazione della richiesta di protezione internazionale. Particolarmente soddisfatto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che vede una conferma alla linea dei "porto Chiusi" e sottolinea: "Anche la Corte conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell'Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna". Rackete In mattinata attraverso Facebook i migranti avevano lanciato un video appello: "Non ce la facciamo più, Siamo come in prigione. Aiutateci a mettere presto i piedi giù da questa barca". In un'intervista a Repubblica la comandante, Carola Rackete, aveva detto di essere pronta a forzare la situazione, ma Salvini non ha mai esitato: "La Sea Watch in Italia non ci arriva. Possono stare lì fino a Natale. L'Italia non si fa dettare la linea da una ong che non rispetta le regole. È una nave olandese di una Ong tedesca, ci pensino ad Amsterdam o a Berlino". Putiferio Su migranti e Libia è scoppiato il putiferio nel Pd. Nel quadro dell'esame alla Camera della proroga delle missioni all'estero, il gruppo parlamentare del partito di Zingaretti ha presentato una risoluzione che mira a rafforzare gli aiuti alla Libia con l'obiettivo di accelerare la stabilizzazione del paese, ma anche conferma il sostegno alla Guardia costiera libica per la gestione dei flussi migratori. Primi firmatari l'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti, e la deputata Lia Quartapelle, immediata la levata di scudi dell'ex presidente dem, Matteo Orfini, e di un gruppetto di deputati: "Credo che quegli accordi vadano cassati - sostiene Orfini -. la Libia è un paese in guerra e rimandarci chi dalla guerra scappa è illegale, oltre che disumano. Quegli accordi furono sottoscritti dal governo Gentiloni e, secondo alcuni, vanno difesi a oltranza. Una posizione per me incomprensibile". Invotabile Orfini incalza: "Immagino che Zingaretti ne sia stato informato e che questa sia la linea della segreteria. Ma so che per me è invotabile. Perché continuare a fingere di non vedere i lager, le torture, le morti nel Mediterraneo davvero non si può". Ecco quindi il sostegno a una diversa risoluzione trasversale - con Leu e +Europa - che "chiede di sospendere quegli accordi, anche perché è complicato immaginare di essere credibili quando attacchiamo Salvini sulla chiusura dei porti, se non mettiamo in discussione l'argomento che usa per chiuderli: ovvero che i profughi vanno affidati alla Libia".
(foto da profilo Facebook Sea Watch)

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