Mettetevi comodi, Francesco Totti racconta il "capitano"

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"Mettetevi comodi, sto per raccontarvi una storia: la mia!". Francesco Totti torna in campo, o meglio nelle librerie, con una mega autobiografia di 350 pagine dall'unico possibile titolo: "Un capitano". Dai primi calci al pallone in via Vetulonia, allo scudetto della Roma nel 2001, al Mondiale 2006 conquistato da protagonista con la Nazionale. Una vita per il calcio e per l'A.S. Roma raccontata con leggerezza, con autoironia e con il sorriso grato dell'uomo che ha realizzato il suo sogno, tratto caratteristico del volto del 'Pupone'. Il volume è uscito il 27 settembre, compleanno del numero 10 giallorosso, e dalla mezzanotte i tifosi erano in fila per acquistare le prime copie. Per la presentazione ufficiale lo scenario del Colosseo e subito una delle sue battute naif: "Di libri ne ho letti zero. Questo è il primo, ma perché sapevo come andava a finire...". Nelle pagine in realtà un racconto non banale e molti aneddoti: "Spero che non ci siano altre persone che si possano arrabbiare, non ho fatto un libro per togliermi sassolini, ma per parlare di me, di quello che è successo in questi 25 anni di Roma". A chi pensava fosse il Real Madrid la squadra per cui il capitano avrebbe potuto tradire la Roma, Totti riserva una sorpresa: "Il Milan di Sacchi è stata la squadra più esaltante che io abbia mai visto, l'unica nella quale fantasticavo di giocare" e sul ritiro dai campi di calcio qualche rimpianto: "Sicuramente avrei preferito decidere con la mia testa e con il mio fisico il momento giusto per smettere. Avrei smesso, ma avrei preferito farlo in un'altra maniera, sarebbe stato diverso". Venticinque anni da giocatore e un presente da dirigente in una squadra come quella giallorossa abituata alle montagne russe:  "Nei momenti di difficoltà cerco sempre di dare un contributo - dice Totti -. Del resto ci sono passato, in 25 anni c'è quasi sempre stata almeno una contestazione a stagione. I giocatori sono esseri umani, si può sbagliare, ma alla fine si è un gruppo e se ne deve venir fuori dando ognuno il meglio di sé".

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