Radio Radicale, 5 stelle non cambiano idea. Stop convenzione, rischio chiusura

. Cultura

La voce di Radio Radicale rischia drammaticamente di spegnersi per l'intransigente no dei grillini al rinnovo della convenzione. È andato a vuoto il tentativo del leghista Massimiliano Capitanio, che aveva presentato in commissione alla Camera un emendamento al Dl crescita per una proroga. L'emendamento, come altri dello stesso tenore presentati dalle opposizioni, sono stati dichiarati inammissibili e il Movimento 5 stelle ha fatto mancare l'unanimità necessaria per accogliere il ricorso. Gelidamente granitico il sottosegretario pentastellato con delega all'editoria, Vito Crimi, ha commentato: "La mia posizione non è mai cambiata, se ci fossero state novità lo avrei annunciato. Questa è la posizione del governo e così rimane". Parole tombali, quando una certa apertura era sembrata emergere da alcune dichiarazioni del vicepremier, Luigi Di Maio, possibiliste su una soluzione per consentire la sopravvivenza della radio. "Rimane la speranza di un dibattito parlamentare la prossima settimana", ha detto il deputato Pd, Roberto Giachetti, dal letto di ospedale dove è stato ricoverato dopo 5 giorni di sciopero della sete e della fame in difesa dell'emittente. I lavoratori della radio, che rischiano il posto di lavoro in quasi un centinaio tra dipendenti e indotto, auspicano che un clima meno acceso nella maggioranza dopo le europee possa favorire un accordo e l'inserimento della proroga in un altro provvedimento. Il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio, segnala la gravità del momento: "Gli stipendi di maggio saranno pagati, quelli di giugno no... E comunque ci sono i costi vivi della rete di trasmissione, allo stato attuale non potremo andare oltre poche settimane". Radio Radicale trasmette su gran parte del territorio nazionale e il palinsesto è incentrato sui lavori delle due Camere. La radio è obbligata dalla convenzione a trasmettere - senza pubblicità - almeno il 60% delle sedute nella fascia oraria dalle 8 alle 21. La radio documenta poi l'attività di altre istituzioni, dei partiti e delle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell'impresa, oltre a seguire i principali processi, con un archivio digitalizzato dall'importante valore storico informativo. Per questo 'servizio pubblico' Radio Radicale riceveva ogni anno poco meno di 8 milioni di euro per la trasmissione delle sedute del Parlamento e 4 milioni di contributo dal fondo per l'editoria. Entrambe le entrate sono state tagliate su scelta dei 5 stelle, per Crimi la radio ha svolto il suo servizio "per 25 anni senza alcun tipo di valutazione, come l'affidamento attraverso una gara". Secondo AGI Fact-checking, "nel 1994 Radio Radicale si era aggiudicata la trasmissione delle sedute dopo una gara, a cui aveva partecipato in solitaria. La convenzione è poi stata prorogata negli anni senza che venisse indetta ogni volta una nuova valutazione con altri contendenti".

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