A Davos va in scena l'anti-trumpismo, Merkel "Ma la storia non gli ha insegnato niente?"

. Economia

Al Forum economico mondiale di Davos sta andando in scena l'anti-trumpismo, o meglio la sollevazione quasi unanime dei partecipanti, leader politici e mega-manager, contro la politica protezionista e isolazionista dell'inquilino della Casa Bianca che sta portando avanti il suo 'America First', lo slogan che gli ha fatto vincere le elezioni. Un Donald Trump, il cui intervento è atteso per venerdì, che certo non ha fatto niente per mitigare gli attacchi concentrici portati alla sua politica commerciale - ma non solo a quella - da parte di avversari e alleati, contribuendo anzi ad renderli più aspri con l'ultima decisione di imporre dazi sull'importazione di lavatrici e pannelli solari scatenando in particolare le ire di Pechino e Seul. Ieri è toccato al premier indiano Modi oggi alla Cancelliera Merkel: nessuno dei due tenero col presidente Usa che probabilmente però nel suo intervento farà spallucce alle critiche e ribadirà il suo credo, forte di un'economia americana che ha ripreso, eccome, a tirare. Contro la tentazione di chiudersi in se stessi Modi aveva sostenuto che il protezionismo e "la tentazione di riportare indietro le lancette dell'orologio" sul tema della globalizzazione rappresentano "una minaccia non meno preoccupante del cambiamento climatico e del terrorismo". Oggi ha rincarato la dose Angela Merkel secondo cui "100 anni dopo la catastrofe della Grande Guerra, dobbiamo chiederci se davvero abbiamo imparato la lezione della storia, e a me pare di no. L'unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo". ll "protezionismo - ha sottolineato la Merkel - non è la risposta, dobbiamo cercare risposte multilaterali, l'isolamento non aiuta". Sulla stessa linea della Merkel il premier italiano Paolo Gentiloni secondo cui si deve fare molta attenzione che non ci sia una rincorsa verso posizioni protezionistiche. Il protezionismo "apparentemente tutela i singoli Paesi, ma alla lunga creerebbe enormi problemi economici e finirebbe per tagliare il ramo su cui poggia la crescita". "Potrei dire `Italy First´, perché no, ma alla fine se si vuole la crescita, il benessere, se si vuole proteggere il lavoro -ha concluso - serve un ambiente economico che funzioni e per averlo c’è bisogno di libertà commerciale, di libero mercato e non di protezionismo".

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