Tria, il vaso di coccio, resiste all'assalto di Salvini e Di Maio

. Economia

Alla fine lo scudo del presidente Mattarella si è rivelato utile e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, vaso di coccio nel governo gialloverde può continuare a resistere agli attacchi degli azionisti di maggioranza dell'esecutivo, Salvini e Di Maio, e alla scarsissima empatia da parte del premier, Giuseppe Conte. A far esplodere un'insofferenza palpabile fin dalla nascita dell'esecutivo, quando per il Tesoro Lega e M5s, avrebbero preferito la figura dell'antieuro, Paolo Savona, è stato il cosiddetto conflitto di interessi a carico di una stretta collaboratrice di Tria, Claudia Bugno. Conte ne ha stoppato l'ingresso nel board di Stm, l'azienda italo-francese di componenti elettronici partecipata dallo Stato. In realtà in ballo c'è molto di più e se il responsabile di via XX Settembre aveva parlato di recessione per l'economia italiana, è stato lo stesso presidente del Consiglio a ribadire: "I fondamentali restano solidi, pur nel quadro di un generale rallentamento internazionale". Poi c'è l'incredibile storia dei rimborsi senza verifiche ai presunti truffati dalle banche - un cavallo di battaglia di Carroccio e grillini sulle spalle dei contribuenti italiani - sui quali Tria ha tirato il freno a mano. Tutto ciò sotto la perenne spada di Damocle dello spread e in vista della definizione del Def, il Documento di Economia e Finanza, ma anche del varo del decreto Crescita, che secondo il premier dovrebbe miracolosamente contraddire chi sottostima "l'effetto positivo sul Pil delle misure espansive" introdotte dal 'Salvimaio'. Tria, in un colloquio con il Corriere della Sera dice: "Ho subito un attacco spazzatura sul piano personale. Se andassi via dovremmo vedere quale sarebbe la reazione dei mercati. Forse ci sono interessi più grandi di quelli di cui io stesso mi renda conto", ma "l'intimidazione non passa". Il potente braccio di ferro avrebbe preoccupato non poco il Quirinale, che a fronte della delicatissima situazione economica resa evidente dal recente rapporto Ocse ed emersa prepotentemente nell'incontro a Palazzo Chigi tra Conte e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha fatto trapelare la propria contrarietà alla sostituzione di Tria. Alla fine hanno cercato di spegnere l'inizio di incendio anche i due vicepremier: "Dal governo non si dimette nessuno", ha sentenziato Salvini, che tuttavia chiede "una risposta veloce ai truffati dalle banche"; e Di Maio dagli schermi di Dimartedì su La7: "Credo che Tria debba stare tranquillo, non sereno... Penso che debba continuare a fare il ministro, poi come capo politico del M5s ho tutto diritto di dire di sbrigarsi a firmare il decreto per i truffati delle banche, perché ci sono cittadini che stanno aspettando quel miliardo e mezzo che abbiamo stanziato. E hanno diritto a quei soldi". In visita ufficiale in Qatar, Conte conferma il rapido via libera in Consiglio dei ministri al decreto Crescita e per quel che riguarda il Def rileva come le stime arrivate in questi giorni non abbiano "alterato la nostra pianificazione". Infine, il tasto dolente dei rimborsi ai cosiddetti truffati: "Il nostro obiettivo politico molto forte è procedere con i risarcimenti e ho sollecitato il ministro Tria in questa direzione, c'è ancora qualche passaggio tecnico da fare".
(foto da account Twitter Class CNBC)

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