Tria, "confermato aumento Iva in attesa di alternative"

. Economia

Confermato l'aumento dell'Iva in attesa di alternative, anche se il vicepremier grillino, Luigi Di Maio, giura: "Finché M5s sarà al governo nessun aumento". Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, in audizione sul Def alle commissioni Bilancio di Camera e Senato è obbligato a evitare i voli pindarici che dilettano tanto la maggioranza gialloverde e ammette: "Lo scenario tendenziale incorpora gli incrementi dell'Iva e delle accise", si tratta di circa 23 miliardi delle clausole di salvaguardia per il 2020. Il responsabile di via XX Settembre cerca comunque di diffondere un po' di ottimismo e rileva: "A livello europeo non siamo in recessione e probabilmente non lo siamo in Italia dopo la recessione tecnica dell'ultimo trimestre dello scorso anno, C'è un forte rallentamento significativo, ma con previsioni ottimistiche" per la seconda metà dell'anno. Così la non esaltante stima di crescita allo 0,2% per il 2019 viene definita "equilibrata" anche perché "le tendenze dei primi due mesi mostrano dati incoraggianti: la produzione ha invertito il trend negativo e ha segnato due incrementi rilevanti a gennaio e febbraio con l'indice destagionalizzato superiore dell'1,3% al livello medio del periodo precedente e segnali positivi arrivano anche dall'indice del settore terziario". Notizie per nulla allegre, invece, dal deficit che quest'anno si attesta al 2,4% del Pil, "un livello superiore - riconosce Tria - a quello stabilito nell'accordo di fine anno con la Commissione europea, principalmente a causa della minor crescita nominale dell'economia". Un livello che comprende l'attivazione del blocco della spesa pubblica di 2 miliardi. Secondo il ministro "in termini strutturali il deficit è stimato in costante miglioramento nel triennio, in linea con una graduale convergenza verso il pareggio strutturale. Il debito/Pil è salito al 132,2% nel 2018 e salirà di 0,4 punti quest'anno. Tuttavia nel successivo triennio si prevede una riduzione di quasi 4 punti percentuali in funzione del miglioramento dell'avanzo primario e della ripresa del tasso di crescita nominale". C'è però la spada di Damocle dello spread, che Tria cerca di esorcizzare affermando: "I rendimenti italiani sono ancora troppo alti alla luce dei fondamentali della nostra economia". Economia che avrebbe bisogno di riforme incisive e di investimenti per la crescita e per la creazione di occupazione, mentre tutto è impantanato nella formuletta del "salvo intese" che accompagna i provvedimenti del governo Conte e che preoccupa non poco il Quirinale. Tria sembra voler credere ancora nelle bombe propagandistiche lanciate dai litigiosi Dioscuri, Salvini e Di Maio, e quindi segnala: "Il prossimo anno continuerà il processo di riforma dell'imposta sui redditi, la cosiddetta flat tax, e di generale sistemazione del sistema fiscale per alleggerire il carico sui ceti medi" e ancora: "Gli effetti di reddito di cittadinanza e quota 100 sono stimati in modo rigoroso nel Def e contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie e il Pil già nel 2019". Un quadro in rosa che fa inalberare anche un oppositore flemmatico come il segretario Pd, Nicola Zingaretti, che twitta: "Gli italiani hanno bisogno di lavoro, salari più alti, infrastrutture più moderne, più investimenti su scuola e conoscenza. Invece, il governo gialloverde conferma che l'unica cosa che aumenterà è l'Iva. Costruiamo un'altra possibilità per salvare l'Italia dai bugiardi".
(foto da profilo Twitter MEF)

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