Debito italiano fa paura, verso infrazione ma ancora dialogo Bruxelles/Roma

. Economia

Primo step da parte della Commissione europea nel cammino che potrebbe portare alla procedura di infrazione contro l'Italia per violazione delle regole sul debito. Bruxelles segnala che il governo gialloverde ha mancato gli obiettivi, con un debito che di questo passo potrà schizzare nel 2020 al 135,2%. L'avvio formale della procedura di infrazione dovrà essere deciso dai ministri delle Finanze (Ecofin), probabilmente il prossimo 9 luglio. "L'Italia non ha rispettato la regola del debito e una procedura è giustificata", ha detto il vicepresidente della Commissione, il lettone Valdis Dombrovskis, che ha lanciato un preciso allarme: "Quando guardiamo all'economia italiana vediamo i danni che stanno facendo le recenti scelte politiche. L'Italia paga per interessi" sul debito "tanto quanto spende per l'istruzione", la ricetta è "non spendere quando non c'è spazio per farlo". A rincarare la dose ci pensa il commissario al Bilancio, il tedesco Guenther Ottinger: "Avremmo dovuto intervenire prima. L'Italia non dovrebbe essere un rischio per l'Eurozona", rischio evidenziato anche dal Fondo Monetario Internazionale, che vede nel nostro debito un fattore di stress alla stregua della Brexit e delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. Un filo di speranza giunge dalle parole del francese Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici: "Aspettiamo la risposta dell'Italia, la porta è aperta". Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dal Vietnam fa sapere: "Farò il massimo sforzo per scongiurare una procedura" e poi da Palazzo Chigi una nota segnala una situazione in via di miglioramento, grazie a maggiori entrate tributarie e contributive, ma anche da utili e dividendi, finora non conteggiate e da una serie di minori spese. Alla fine, si assicura, il rapporto deficit/Pil nel 2019 sarà al 2,1%, quota che garantirebbe sostanzialmente il rispetto dei parametri e degli accordi già raggiunti nel dicembre scorso. Il vicepremier grillino, Luigi Di Maio, usa toni pacati: "L'Italia è un paese serio, che rispetta la parola data. Quindi andremo in Europa e ci metteremo seduti al tavolo con responsabilità", ma conferma: "Pensioni e quota 100 non si toccano". Di toni educati e di volontà di "non uscire dall'Europa", parla anche il vicepresidente leghista, Matteo Salvini, che comunque ribadisce la linea: "Con i tagli, le sanzioni e l'austerità sono cresciuti debito, povertà, precarietà e disoccupazione. Dobbiamo fare il contrario: investire e tagliare le tasse finché la disoccupazione in Italia non si dimezza. Sono sicuro che a Bruxelles rispetteranno questa volontà".
(foto da sito Commissione europea)

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