Catalogna, strappo a meta', ai separatisti maggioranza di seggi ma non di voti. Difficoltà per il leader Mas

. Esteri

In Catalogna il voto per il Parlamento regionale, trasformato dal blocco Indipendista in un referendum sulla secessione ha mobilitato la maggioranza silenziosa che si e' espressa solo in parte a favore del "si'". Anche per l'alta affluenza, con uno storico 77,46%, il "plebiscito" perde. Il 53% ha preferito dei candidati che vogliono continuare a fare parte della Spagna. mentre il 47% aspira a vivere in uno Stato indipendente. La società catalana si sveglia più divisa che mai  e se la Spagna, come dice lo scrittore catalano Benet, e' una società anonima, da oggi e' vero che c'e' un socio fondatore che può chiederne lo scioglimento. Ma sarà molto difficile, perché per ora e' stato confermato uno Status quo. Tra gli scenari profilati, le elezioni hanno, se si può, disegnato un quadro perfino più complicato per i separatisti, rappresentati dalla lista Junt pel si' (62 seggi) e dalla Cup(10) ottengono e' vero la maggioranza di seggi con un totale di 172 su135, pero' sono divisi. Artur Mas potrebbe tornare alla guida della regione, ma con una grande incognita, Antonio Banos, a capo del movimento di estrema sinistra della Cup ha già detto chiaro tondo che non voterà a suo favore. Ed il leader degli indipendisti, senza il voto del movimento anticapitalismo, non ha i numeri sufficienti per governare. Le chiavi del futuro del Parlamento catalano stanno dunque nelle mani della Cup,con il sul 8,2% di preferenze ottenute. C'e' anche una sorpresa, Ciudadanos, la formazione centrista di Albert Rivera e' diventata la prima alternativa al separatismo con i suoi 25 seggi. Il partito che rappresenta un centrodestra moderato, condito di forte europeismo e liberismo sociale, prende di fatto il posto in Catalogna del partito Popolare del premier Rajoy che ha subito una batosta così' come Podemos, che si e' improvvisamente arenato. I risultati lasciano aperte molte porte in un'incertezza complessiva. Artur Mas non ha ottenuto in pieno cio' che voleva, ma per Madrid e' un bel  campamelo d'allarme e non potrà certo ignorare la spinta che proviene dalla Catalogna. Per il "timido ragazzone" che volto' le spalle a Madre ed e' stato per anni la fedele ombra del leader Pujol, che costruì' relazioni tra Chiesa ed industriali, non cambiano programmi ed aspirazioni: "Quando sara' tutto finito, non faro' più politica. Mi basterà essere l'ultimo presidente della regione autonoma". Mas aggiunge: "Il 900 degli Stati centrali e'finito. Non staremo fuori ne' dall'Europane' dall'euro".  

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