Il cooperante italiano ucciso con tre colpi alle spalle, il Bangladesh non crede a rivendicazione Isis

. Esteri

C'è cautela in Bangladesh sulla rivendicazione da parte del Califfato dell'assassinio del cooperante italiano Cesare Tavella, 51 anni, crivellato di colpi alle spalle ieri nel quartiere diplomatico di Dacca, capitale del paese asiatico, mentre faceva jogging. Anzi, il ministro dell'Interno del Bangladesh ha detto in una conferenza stampa che al momento non esiste alcun collegamento tra l'agguato mortale che ha preso di mira un nostro connazionale - sarebbe la prima vittima italiana dei terroristi jihadisti - e gli uomini dell'Isis e che l'omicidio resta "un fatto isolato". Il Califfato, secondo il sito americano Site, aveva rivendicato l'uccisione del "crociato" italiano a Dacca, definita "solo la prima goccia" come avvertimento e ritorsione per i raid anti-Isis della coalizione internazionale in Siria e in Iraq. A Dacca si tenta così di tranquillizzare gli occidentali: "L'Isis non esiste nel nostro paese" ha detto l'esponente dl governo aggiungendo che "chi ha tentato finora di costituire n Bangladesh una cellula del Califfato è stato arrestato". Ma dopo l'assassinio del cooperante italiano gli americani hanno messo in guardia i loro connazionali sui possibili rischi, e lo stesso hanno fatto inglesi e australiani. L'autopsia sul corpo di Tavella ha rivelato come il cooperante sia stato raggiunto alle spalle da tre colpi di pistola. Uno dei proiettili ha colpito la mano sinistra perforandola. E' stato colpito poi due volte alla schiena. Uno dei proiettili è uscito attraverso il petto e l'altro è rimasto nel corpo.

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