Mosca accusa Erdogan, "Compra petrolio dall'Isis e finanzia il terrorismo, ecco le prove". Lui "Solo calunnie"

. Esteri

Altro che disgelo! I tentativi di mediazione di Obama non hanno avuto ancora nessun effetto ("Bisogna essere uniti per combattere il nemico comune: l'Isis") e Mosca e Ankara sono sempre più ai ferri corti.  Erdogan voleva le 'prove' e Putin gliele ha fatte avere. Nessun incontro bilaterale tra i due per sciogliere il ghiaccio dopo l'abbattimento del jet russo al confine con la Siria ma una conferenza stampa aperta ai giornalisti stranieri del ministro della Difesa russo Antonov e del vicecapo di stato maggiore Rudskoi per dimostrare con mappe satellitari e cartine che "il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia sono coinvolti nel traffico di petrolio della Turchia con lo Stato islamico". La Russia sostiene infatti di aver scoperto tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. "Sono state individuate tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq: una rotta occidentale che porta agli scali marittimi turchi sul Mediterraneo, una rotta settentrionale che conduce alla raffineria di Patma, in territorio turco, e una rotta orientale che porta a una grande base nella cittadina di Zhizdra. Parte del petrolio dell’Isis che arriva in Turchia sarebbe destinata al mercato interno e parte è venduta all’estero per la raffinazione" hanno detto in conferenza stampa. Un affare quello del greggio dell'Isis che avrebbe portato nelle casse dello stato isalmico ben 2 miliardi di dollari, soldi per finanziare il terrorismo. "Il principale consumatore di questo petrolio rubato a suoi legittimi proprietari, la Siria e l’Irak, si svela essere la Turchia. Dopo le informazioni ottenute, la classe dirigente politica, fra cui il presidente Erdogan e la sua famiglia, risulta implicata in questo commercio illegale", ha dichiarato ministro russo secondo il quale "gli introiti derivati dalla vendita di petrolio, circa 2 miliardi di dollari, sono una delle più importanti fonti di finanziamento delle attività terroristiche in Siria". E ha concluso: "Quelle a nostra disposizione sono solo una parte delle informazioni sugli orribili crimini commessi dai funzionari turchi, che finanziano direttamente il terrorismo". La replica da Ankara è arrivata a stretto giro, arrabbiata: "Nessuno ha il diritto di calunniare la Turchia in questo modo" ha detto Recep Tayyip Erdogan chiedendo a Mosca di provare le sue accuse. "Non ho perso i miei valori a tal punto di comprare petrolio da una organizzazione terroristica" ha aggiunto il presidente turco. 

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