Le truppe irachene strappano il centro di Ramadi all'Isis, ma i miliziani del Califfo resistono casa per casa

. Esteri

Sembra fatta ma non è ancora così: mentre le truppe irachene annunciano di aver conquistato la 'roccaforte' dell'Isis a Ramadi -  il complesso degli edifici governativi - in realtà la liberazione dai miliziani del Califfo della città capoluogo della provincia sunnita di Al-Anbar, a poco più di 130 chilometri a ovest di Baghdad, procede con lentezza. La resistenza opposta da alcune centinaia di uomini dell'Isis all'avanzata dell'esercito iracheno è feroce, e si sviluppa casa per casa con cecchini sui tetti, mine, kamikaze e autobomba. Secondo la Bbc i militari sono entrati in un edificio e avanzano lentamente nel resto del vasto complesso nel timore di ordigni esplosivi. I jihadisti sarebbero fuggiti a nordest della città, caduta lo scorso maggio nelle mani dello Stato islamico. Le forze governative erano riuscite nella serata di ieri a penetrare il centro della città. Il generale iracheno Ismail al-Mahlawi ha spiegato che l'offensiva iniziata a novembre è rallentata da attacchi suicidi, trappole, mine e cecchini e che l'esercito ha bisogno ancora di "vari giorni" per prendere il controllo sul capoluogo della provincia sunnita. Ma secondo un altro ufficiale iracheno interpellato dall'Associated Press (a condizione dell'anonimato), in realtà l'esercito ancora non controllerebbe per intero nemmeno un quartiere di Ramadi. Cominciata nel mese di novembre, l’offensiva per riconquistare la città può significare, se conclusa positivamente, la maggiore vittoria delle truppe governative dal 2014 e avrebbe un enorme impatto simbolico e strategico perchè allontanerebbe la minaccia jihadista da Baghdad e spianerebbe la strada alle forze governative verso Mosul, la "capitale" del Califfato.

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