Interpreti afghani, prima usati e poi "lasciati" in balia dei talebani. Loro: "Perché i rifugiati si' e noi no?"

. Esteri

In Afghanistan c'e'anche un dramma nel dramma. E' quello degli interpreti, indispensabili per soldati americani ed italiani, per svolgere la loro missione. Vengano anche pagati bene, dai 30 ai 100 dollari al giorno, una cifra enorme in quel paese, ma a missione finita vengono lasciati al loro destino. In pratica nelle mani dei talebani, che non hanno nessuna pietà e spesso li giustiziano. Solo ad alcuni di loro, i più fortunati, e' stata garantita protezione. Gli altri, grazie a cavilli, sono stati abbandonati in balia dei guerriglieri. Ed il loro grido disperato e' uno solo: "Ma come, aprite le porte a migliaia di rifugiati ma non a quelli che hanno diviso i pericoli con il vostro esercito?". La storia di uno di loro e' recente. "Mio fratello e' stato torturato e poi ucciso barbaramente pochi mesi fa dai talebani (sgozzato). Lui aveva fatto l'interprete dei marines americani". Racconta ad Herat, Hassan, con voce distrutta dal dolore. Dal 2011 al 2013 il ragazzo ventottenne ha lavorato come traduttore per i soldati italiani. "Mi hanno minacciato di morte, i talebani sanno che ho lavorato per gli italiani e mi hanno detto che lo sapevano". Hanno aggiunto: "Sei un traditore, un infedele, ti ammazzeremo come abbiamo fatto con tuo fratello". Hassan nel mirno ha provato a contattare l'ambasciata italiana e a chiedere aiuto, ma gli hanno risposto che non possono fare nulla. 

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