Sospetti europei su Renzi: "Sindrome Berlusconi" e ombra di voto anticipato nel 2017

. Esteri

Ombre e sospetti si aggirano nei quartieri alti Bruxelles, che e' inimmaginabile non abbiano un filo diretto con Frau Merkel. Le accuse dell'offeso Juncker (lo stesso che si diceva, non più da quando fa il presidente della Commissione Ue, che facesse colazione con il cognac al posto del caffè) a Renzi quasi di "vilipendio della Commissione", paiono esagerate. I problemi sull'asse Roma-Bruxelles non sono certo di galateo istituzionale ma politici. E vanno dalla politica economica a quella sull'immigrazione per passare ad altre questioni, come le sanzioni a Putin. Con il sospetto dell'Italia che ci siano paesi di serie A e di serie B e che molto spesso valga il principio dei due pesi e delle due misure. Così giustamente Matteo non si lascia intimidire e manda i suoi segnali, una sorte di campanello d'allarme. Ed a Bruxelles, dove dopo l'epoca Berlusconi si erano decisamente rilassati con Monti e Letta, tornano a preoccuparsi e seriamente anche perché le critiche di Renzi all'Unione si inseriscono su uno sfondo di offensiva generale contro la Ue, in particolare dal fronte dei paesi orientali passati dall'euroentusiasmo all'euroscettiismo. La Commissione non può permettersi il lusso che il premier di una delle nazioni fondatrici cerchi di "sminuire in ogni occasione" l'Europa. Parole di Juncker. Sembra quasi che Renzi sia stato additato a capro espiatorio per bacchettare quanti contestano la strategia dell'Europa a guida tedesca, con solo i francesi, Inglesi e paesi nordici a contare un po'. Insomma un'Europa lontana dai problemi del suo sud. E qui Bruxelles viene presa da una sorta di "sindrome di Berlusconi", ma questa volta con scarse alternative, perché a Renzi non si vedono alternative possibili sulla strada delle riforme. Pero' quel suo atteggiamento che per molti versi ricorda ll Cavaliere proprio non piace ai salotti buoni, così' come a Bruxelles. Ma quello che mette in agitazione e' la capacita politica che sta mostrando Renzi e il suo modo anche spregiudicato di procedere senza guardare in faccia nessuno. C'e' il sospetto, anche che il suo attaccare l'Europa sia l'anticamera della volontà di accelerare le elezioni politiche al 2017, anticipandole di un anno rispetto alla scadenza naturale. Il sospettosi si concretizza, secondo Verderami sul Corriere, con una domanda "Warum (Perché')?" di Manfred Weber, capogruppo del Ppe europeo, falco tedesco nonché sentinella della Merkel, nelle istituzioni europee, oltre che grande elettore ed amico di Juncker. "Non capisco. Davvero, sono incomprensibili queste ripetute dichiarazioni fortemente critiche del premier italiano a fronte dell'atteggiamento positivo della Commissione". Possibile che non si accorga come sia necessariamente diversa l'ottica di Renzi? Quando lamenta la gestione di Bruxelles sui dossier cari all'Italia, a partire dai nodi irrisolti dell'immigrazione e dalle concessioni in materia economica che tanto ha faticato il governo italiano ad ottenere? Poi invece dalla commissione mai una critica alla Germania. Da buon tedesco Weber continua chiedere ai suoi "Warum?". Ma come noi aiutiamo Renzi contro i populisti di casa sua e lui che fa, attacca noi? Ed insiste citando l'intervista del CommissarioUe all'Economia, Pierre Moscovici, che sulla flessibilità invita "l'Italia rispettare le regole. Eppure e'un socialista proprio come Renzi". (Tra l'altro la Francia ha sforato negli ultimi anni il tetto del 3% del Pil, cosa non avvenuta in Italia). Ancora, "Non capisco. Siamo preoccupati per l'Italia". E non a caso usa sempre il plurale. Si intuisce bene  bene chi c'e' dietro quel plurale. Insomma continua lo stress test tra Renzi e Bruxelles. Quello che preoccupa ancora Weber e' che nel 2017 andranno a scadenza cambiali europee  moto pesanti, con le clausole di salvaguardia che somigliano ad altrettante spade di Damocle. Con l'obbligo di realizzare una crescita straordinaria per evitare una pesante e dolorosa manovra economica. A meno che? Ecco che il "Warum?", del finto tonto, Weber si materializza. Un Renzi che anziché pagare le cambiali gioca la carta delle elezioni anticipate nel 2017, sull'onda del successo al referendum sulle riforme. "Allora capirei" sussurra Weber, "andando alle urna con l'Europa come opposizione, il segretario del Pd toglierebbe benzina alla campagna elettorali dei suoi avversari". "Ma certe cose possono farle solo piccoli leader di piccoli paesi", aggiunge Weber "non un premier che guida uno dei paesi fondatori dell'Unione d e' anche leader della maggiore forza politica del Pse. Se anche lui si mette ad usare toni populisti….". Non dice altro, ma a Weber resta il dubbio. Sul come ci andrà bisognerà vedere, ma che ci saranno elezioni anticipate sembra averlo capito pure un granitico tedesco.

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