I profughi sfondano le barriere tra Grecia e Macedonia, a Calais lo sgombero della 'giungla': scontri e feriti

. Esteri

Al confine tra Grecia e Macedonia i profughi hanno sfondato una parte delle barriere con le quali il governo di Skoplje sta tentando di arginare l'ondata migratoria di migliaia di disperati: gente che fugge dalla guerra in Siria e in Iraq passando per la Turchia e poi per il paese ellenico e che ha intrapreso la 'rotta dei Balcani' per sperare di trovare accoglienza in Europa ma che si sta scontrando con la chiusura delle frontiere decisa con effetto domino dai paesi confinanti con la Grecia, prima la Macedonia e poi via via più a nord fino all'Austria e all'Ungheria. Nelle stesse ore a Calais è iniziato lo sgombero della 'giungla', la baraccopoli che ospita circa 3.000 migranti in attesa di riuscire a superare i controlli ed entrare in Gran Bretagna passando la Manica in qualsiasi modo. Sia al confine greco-macedone sia a Calais alta tensione e scontri tra migranti e polizia che ha fatto uso di lacrimogeni. Trenta feriti negli scontri tra la polizia macedone e migranti soprattutto siriani, iracheni e afghani. A Calais, dove squadre di operai hanno iniziato a demolire le baracche protetti da duecento agenti, diversi contusi e qualche arresto. Alcune baracche sono state date alle fiamme. La polizia sta tentando di convincere i profughi a trasferirsi dalla 'giungla' in centri di accoglienza lontani dalla costa ma la resistenza è decisa. Angela Merkel, di fronte alle immagini di quanto sta accadendo nei Balcani e a Calais e alla tensione sempre più alta sul fenomeno immigratorio, ha detto che "non è questa l'Europa che vorrei".

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