Failla e Piano uccisi a colpi di kalashnikov, "Forse un agguato, non è stata un'esecuzione"

. Esteri

Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici della Bonatti uccisi in Libia dopo un lungo sequestro, sono morti per diversi colpi di kalashnikov che li hanno raggiunti al petto e alle gambe. Nessun colpo alla testa, non è stata un'esecuzione. Trova consistenza dunque l'ipotesi che i due italiani siano rimasti uccisi nel corso di un agguato, in uno scontro a fuoco tra le milizie islamiste di Tripoli e la banda di rapitori che il 2 marzo stava tentando di trasferire gli ostaggi in un altro carcere dopo aver lasciato nella vecchia prigione gli altri due italiani, Pollicandro e Calcagno, che poi si sono salvati. Sono i primi risultati dell'autopsia sui due corpi - giunti a Ciampino poco dopo la mezzanotte a notte a bordo  un C-130 - effettuata stamane al  Policlinico Gemelli, il secondo esame autoptico dopo quello effettuato in Libia che per le modalità almeno disinvolte e alquanto superficiali con cui è stato eseguito ha lasciato sconcertati e senza parole i medici italiani (hanno fatto solo un esempio: i corpi sono stati lavati e quindi è stata cancellata l'eventuale presenza di polveri da sparo dai fori di entrata dei proiettili). "Non un'autopsia una macelleria" ha commentato l'avvocato Caroleo Grimaldi che assiste la famiglia Failla. "Le nostre perplessità sull'autopsia eseguita in Libia si sono rivelate fondate. Il prelievo di parte di tessuti corporei ha reso impossibile l'identificazione dell'arma usata, la distanza e le traiettorie. Non è stata un'autopsia è stata una macelleria. E' stato fatto qualcosa - ha aggiunto l'avvocato - che ha voluto eliminare l'unica prova oggettiva per ricostruire la dinamica dei fatti". 

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