Salah è pronto a parlare ma non vuole essere estradato in Francia. Parigi preme, sarà battaglia legale

. Esteri

E' pronto a 'parlare' Abdeslam Salah, ma non vuole essere estradato in Francia. La primula rossa del terrorismo internazionale arrestata ieri nel quartiere Molenbeek di Bruxelles (da dove forse non si è mai allontanato per quattro mesi dopo quel 13 novembre di sangue a Parigi) è stato sottoposto al primo interrogatorio nel carcere di Bruges dove è rinchiuso insieme al suo complice Amine Choukri, alias Monir Ahmed Alaaj, anche lui preso ieri dalle forze di sicurezza belghe insieme ad altre quattro persone (Choukri, dalla Siria era rientrato in Europa passando per Leros, in Grecia, il 20 settembre scorso, su un gommone come tanti altri migranti). Salah è stato interrogato da un giudice belga alla presenza del suo avvocato Sven Mary. Le sue prime parole sono state "Voglio collaborare con la giustizia belga ma non voglio essere estradato in Francia". Parigi preme ed ha già chiesto la sua estradizione (Salah è cittadino francese) e Bruxelles si è detta pure disponibile ad esaudire la richiesta di Hollande "nel giro di qualche settimana" ma bisognerà vedere quali armi sfodererà l'avvocato di Salah per opporsi al trasferimento del suo assistito - che è  l'unico sopravvissuto del commando jihadista che ha compiuto le stragi del 13 novembre e che avrebbe ammesso: 'Dovevo farmi saltare davanti allo Stade de France' - nelle mani della giustizia francese. Sarà comunque battaglia legale. Lo ha fatto capire l'avvocato di Salah quando, intervistato, ha detto: "A un certo punto bisogna smetterla di inginocchiarsi, di vivere con questo sentimento di colpa che sembriamo avere in Belgio verso la Francia, dopo gli attentati". Per ora i capi d'accusa da parte della giustizia belga nei confronti d Salah sono: stragi terroristiche e partecipazione ad attività di un gruppo terroristico.

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