Regeni, l'Italia vuole i tabulati ma l'Egitto dice ancora no: "E' contro la nostra Costituzione"

. Esteri

Si aggrava la crisi tra Italia ed Egitto per l'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni. E si è in attesa del secondo passo del nostro governo dopo il ritiro del nostro ambasciatore al Cairo per consultazioni. Oggi il ministro degli esteri Gentiloni ha ribadito la linea della fermezza e ricordato che l'Italia prenderà misure "immediate e proporzionate" dopo aver constatato la mancata collaborazione da parte egiziana nella ricerca della verità sulla morte del ricercatore friulano. Dopo il fallimento del vertice tra inquirenti italiani ed egiziani a Roma, concluso con un nulla di fatto dopo due giorni di incontri, la magistratura del Cairo ha detto ancora una volta 'no', un no netto, alle richieste italiane e cioè di avere a disposizione  i tabulati delle celle telefoniche di una decina di persone agganciate quel 25 gennaio - data della scomparsa di Giulio Regeni - nel distretto di Dokki della capitale egiziana e i filmati delle telecamere di sorveglianza della stessa zona sempre quel giorno. Il no egiziano è stato giustificato così: consegnare quei tabulati - ha detto il procuratore generale aggiunto egiziano Mustafa Soleiman - - "sarebbe contro la Costituzione e le leggi vigenti egiziane". Insomma aderire alle richieste degli inquirenti italiani violerebbe la legge che in Egitto protegge la privacy su mail, telefonate e ogni sorta di comunicazione. In più servirebbe una tecnologia appropriata e ci vorrebbero tempi molto lunghi. Comunque la Procura di roma la prossima settimana inoltrerà una nuova rogatoria internazionale per non lasciare nulla di intentato, ma con poche speranze: gli egiziani hanno detto di aver consegnato agli italiani il 98% del materiale richiesto, in realtà uno scarno dossier di una trentina di pagine che gli inquirenti italiani hanno giudicato assolutamente insufficiente.

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