Brasile: primo sì all'impeachment di Dilma, che non molla e parla 'golpe istituzionale'

. Esteri

Primo sì all'impeachment di Dilma Rousseff. Lo ha dato la Camera di Brasilia con 367 sì, 137 no e  astenuti. Un boato dell'opposizione ha accolto il superamento della maggioranza dei due terzi dei deputati (342) necessaria per avviare il processo di messa in stato d'accusa e quindi di destituzione della presidente. Lei comunque non intende arrendersi e annuncia, insieme all'ex-presidente Lula, che darà battaglia fino alla fine. Ora sono necessari due voti del Senato brasiliano, per confermare ma a maggioranza semplice, la decisione della Camera e infine il verdetto della Corte Suprema. Ci vorranno mesi per mettere la parola fine su una vicenda che sta scuotendo il Brasile colpito dalla recessione economica, dall'emergenza Zika e in un mare di scandali per corruzione -  a partire dalla scintilla che ha riguardato Lula - che ha travolto non solo il partito della sinistra al potere dal 2002 ma anche i principali leader dell'opposizione. Nel frattempo, il vice della Rousseff, Michel Temer, assumerà il potere e formerà un nuovo governo. La svolta è maturata con l'uscita dal governo di Dilma del forte partito centrista di Temer che, a marzo, ha rotto la storica coalizione con il Pt di Lula e s'è unito a una opposizione che, da mesi, cercava di rovesciare la presidente. Ora il primo sì, ma lei ha già annunciato che darà battaglia e non toglierà il disturbo anzitempo come vorrebbero i suoi avversari. E' convinta che sia stato messo in atto un 'golpe istituzionale' da parte di Temer e dal presidente dell'assemblea parlamentare Euardo Cunha, sempre del partito di Temer, ambedue con problemi politico-giudiziari. Contro il primo c'è una richiesta di impeachment per lo stesso motivo di Dilma, trucchi di bilancio, visto che era il suo vice. Per Cunha la situazione è anche peggiore: è indagato dai giudici dello scandalo Petrobras dopo la scoperta di conti segreti milionari nascosti in Svizzera e in altri paradisi fiscali.
 

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