La strage di Orlando: Mateen pellegrino a La Mecca. L'Isis rivendica "Uno di noi". Obama "'Terrorismo interno, non un complotto"

. Esteri

Omar Mateen era stato in un paio di occasioni negli anni scorsi a La Mecca come pellegrino. Lo ha appurato l'Fbi che ha avuto conferme in questo senso dalle autorità saudite. Il giorno dopo la mattanza si continua a scavare nel passato dell'autore della strage nel club gay di Orlando - 49 morti e 50 feriti -  americano di origini afghane nato e cresciuto negli Stati Uniti e qui radicalizzato nell'Islam tramite le compagnie e il web (seguiva online un predicatore, un ex-marine convertito all'Islam radicale) . Andava in moschea due o tre volte la settimana, la stessa moschea dove si recava un attentatore suicida morto in Siria l'anno scorso. Per le sue simpatie jihadiste che non erano sfuggite ad alcuni compagni di lavoro Mateen era pure finito nel mirino dell'Fbi come presunto terrorista nel 2013 e nel 2014 ma in quelle due occasioni tutto finì archiviato perchè i federali non trovarono prove a suo carico. Quindi - su questo aspetto si appuntano le maggiori critiche all'Fbi - Omar Mateen ha conservato il porto d'armi che aveva ottenuto come vigilante ed ha potuto acquistare senza alcun problema pochi giorni prima della strage un fucile da guerra e una pistola. Quanto ai suoi presunti legami con l'Isis, il sedicente Stato islamico (cui Mateen in una telefonata al 911, aveva dichiarato fedeltà) ha rivendicato la strage e lodato l'iniziativa di Mateen parlando di un'azione compiuta da "un soldato del Califfo negli Usa". Ma Obama non ha voluto parlare di terrorismo islamico (suscitando per questo le ire di Trump), Il presidente ha parlato piuttosto di "homegrown extremism", estremismo cresciuto entro i confini nazionali, sostenendo che non c'era un piano più ampio dietro la carneficina al locale Gay 'Pulse' di Orlando. Per Obama nella strage c'è l'influenza degli estremisti, ma non ci sono prove di un complotto terroristico che minacci gli Stati Uniti. Il presidente ha confermato comunque che l'attacco è considerato dagli inquirenti come "atto di terrorismo" ed ha insistito che "non basta colpire i vertici dell'Is e le sue strutture: bisogna combattere la sua propaganda sul web e l'idea perversa dell'Islam diffusa su internet". Secondo gli inquirenti "l'attentatore si è visto con tre persone prima di entrare in azione e durante la strage è apparso freddo e calmo". Mateen, secondo l'Fbi , ha telefonato tre volte al 911: "La prima volta ha riattaccato, la seconda ha parlato brevemente con il centralinista, la terza il centralinista lo ha richiamato e lui ha dichiarato la sua fedeltà all'Is". L'Fbi ha fatto sapere di stare indagando anche su altre persone.

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA






Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi