Juncker duro con i fan della Brexit, "Fuori vuol dire fuori..". Renzi agli elettori britannici, "Votate remain"

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Vigilia infuocata del referendum in Gran Bretagna sulla permanenza o meno del paese nell'Unione Europea. Domani sera alle 23 si saprà se hanno vinto i fautori del 'remain' o quelli del 'leave'. Intanto è un susseguirsi di appelli, dentro e fuori il paese. A Londra - lì non c'è il silenzio elettorale - lo scontro è tra gli euroscettici di Nigel Farage (Ukip) e dell'ex-sindaco di Londra Boris Johnson da una parte e il blocco degli europeisti formato dai conservatori del premier Cameron e dai laburisti di Corbin dall'altra, con i primi a sperare che domani sia l''Independence day' per la Gran Bretagna. Per l'Unione europea è intervenuto, duro con i sostenitori della Brexit, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker: "Un voto fuori è fuori" dall'Ue, ha avvertito Juncker che ha aggiunto: "Voglio dire agli elettori britannici che non ci sarà nessun altro tipo di negoziato dopo quello già concluso a febbraio con l'Ue dove il premier David Cameron ha ottenuto il massimo di quello che poteva avere e noi abbiamo concesso il massimo di quello che potevamo dare. E' dall'inizio della campagna elettorale che difendo il punto di vista che abbiamo bisogno di un accordo giusto ed equo con la Gran Bretagna, ed è quello che abbiamo fatto al vertice Ue di febbraio". Un appello agli elettori britannici a favore del 'remain' anche dal premier Matteo Renzi attraverso il Guardian: "Visto dall'Italia, un voto per uscire dall'Europa non sarebbe un disastro, una tragedia o la fine del mondo per voi nel Regno Unito: sarebbe peggio, perché sarebbe la scelta sbagliata. Sarebbe uno sbaglio per il quale soprattutto voi, gli elettori, ne paghereste il prezzo. Chi vuole veramente che la Gran Bretagna sia piccola e isolata?". "Se c'é una cosa che i britannici non hanno mai fatto davanti a una sfida che riguarda il loro futuro, la loro stessa identità, é fare la scelta sbagliata - prosegue Renzi -. Una Gran Bretagna meno grande di quella che é andrebbe contro la stessa logica di coloro che vogliono uscire. Si scambierebbe l'autonomia per la solitudine, l'orgoglio per la debolezza e l'identità per l'autolesionismo".

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