Erdogan via Skype ai turchi, "Il presidente sono ancora io, scendete in piazza". Primi scontri a Istanbul e Ankara. Il presidente in fuga verso la Germania?

. Esteri

In un messaggio telefonico via Skype con la Cnn il presidente Recep Tayyip Erdogan si è fatto vivo a poche ore dall'inizio del golpe e si è appellato alla popolazione turca invitandola a resistere e a scendere in piazza per opporsi ai militari. "Il presidente sono ancora io, resistete al colpo di stato che non avrà successo" ha detto Erdogan nella intervista telefonica via smartphone da una località segreta. Secondo diversi media internazionali però Erdogan - che gli autori del golpe hanno chiamato "traditore" - non sarebbe più in Turchia ma in fuga, in volo verso la Germania dove potrebbe chiedere asilo politico. Non ci sono conferme ufficiali. Le stesse indiscrezionii vengono da fonti del Pentagono: l'aereo con a bordo Erdogan avrebbe chiesto di poter atterrare in Germania in una base americana, ma non gli sarebbe stato concesso l'Ok da parte tedesca. Tutto da verificare nel caos più totale. Una delle prime mosse dei golpisti è stato l'arresto del capo di stato maggiore fedele ad Erdogan. In un comunicato, il primo dei militari, i golpisti hanno detto: "Abbiamo preso il potere per proteggere la democrazia e ristabilire i diritti civili". I militari hanno giustificato il golpe con la "restaurazione dell'ordine costituzionale, della democrazia, dei diritti umani e delle libertà, garantendo che la legge regni di nuovo nel Paese". Nel comunicato delle forze armate si precisa che "tutti gli accordi internazionali saranno mantenuti, e le buone relazioni con tutti i paesi del mondo continueranno". La situazione è ancora molto fluida, il golpe sembra si stia consolidando ma intanto a Istanbul e ad Ankara sono stati registrati i primi scontri tra i l'esercito e la polizia fedele ad Erdogan mentre reparti dell'esercito hanno occupato l'edificio dove ha sede il partito islamista di Erdogan, l'Akp. Ad Ankara sono stati visti elicotteri sparare verso terra e i carri armati dirigersi verso il Parlamento aprendo il fuoco.

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