Pioggia d'arresti in Turchia. Erdogan di nuovo in sella alza la voce con gli Usa, "Dateci Gulen, l'ispiratore del golpe"

. Esteri

Baldanzoso e di nuovo in sella dopo il fallito colpo di stato che ha provocato 300 morti, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta usando il pugno duro contro i golpisti che vengono arrestati a centinaia: 2.800 militari in manette, sollevati dall'incarico 2.700 tra giudici e procuratori (d'altra parte lo aveva annunciato stanotte appena rientrato a Istanbul: "I traditori pagheranno"). Il presidente turco ha invitato la popolazione a non abbandonare le piazze ed ha alzato la voce anche con gli Stati uniti chiedendo a Washington di consegnargli Fetullah Gulen, predicatore islamista radicale, una volta suo alleato e oggi suo acerrimo nemico politico, che vive in esilio in Pennsylvania dal 1999 e che per Erdogan è l'ispiratore del tentato golpe che doveva defenestrarlo ma che è durato solo quattro ore. La tensione tra Ankara e Washington è salita in queste ultime ore proprio a causa di Gulen ma questo personaggio da tempo è motivo di contrasto tra gli Usa e Erdogan. Gulen ha respinto le accuse affermando anzi che "il fallito golpe in Turchia potrebbe essere stato una messa in scena per continuare ad accusare i miei sostenitori" e Washington ha chiesto ad Ankara di esibibire le prove di un coinvolgimento di Gulen nel fallito putsch. "Non penso - ha rincarato la dose lo stesso Gulen - che il mondo possa credere alle accuse del presidente Erdogan. Ora che la Turchia ha intrapreso il sentiero della democrazia non può tornare indietro". E poi per smentire le accuse di Erdogan ha condannato nei termini più forti il tentativo di colpo di Stato: "Essendo uno che ha sofferto in prima persona diversi colpi di Stato militari, durante le passate cinque decadi, è particolarmente infamante essere accusato di avere legami con un tentativo di questo genere". L’Alleanza per i Valori Condivisi, il gruppo guidato da Gulen, ha definito però  "sommamente irresponsabili" le parole del presidente turco. 

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