La grande purga di Erdogan (10.000 arresti) che attacca gli Usa e paragona Gulen a Bin Laden

. Esteri

La 'grande purga' messa in atto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato non si ferma. Nelle ultime ore, dopo i militari, i prefetti e i magistrati, è toccato anche agli imam e ai rettori delle università ad un migliaio dei quali è stato chiesto di dimettersi. Secondo gli ultimi dati sono ormai quasi diecimila le persone arrestate nei più diversi settori mentre cresce la preoccupazione nelle cancellerie di mezzo mondo per l'eventualità che la Turchia, come ha ventilato lo stesso Erdogan, reintroduca nel suo ordinamento la pena di morte. Se ciò avvenisse, ha ammonito Bruxelles, Ankara potrebbe scordarsi l'ammissione all'Unione Europea. E non accennano a smorzarsi nemmeno i toni polemici del 'Sultano' verso gli Usa colpevoli ai suoi occhi di dare ospitalità al predicatore Fetullah Gulen. Ankara ha fatto sapere di aver inviato a Washington quattro dossier con le 'prove' del coinvolgimento del potente imam esule in Pannsylvania da vent'anni, ex-alleato e ormai nemico di Erdogan,  considerato dal presidente turco il vero regista del tentato golpe. La Turchia ne chiede l'estradizione, Washington non ci pensa neanche e allora Erdogan alza il tiro paragonando Gulen a Bin Laden. "I media internazionali hanno persino intervistato Gulen in Pennsylvania. Ora, io vorrei chiedere a questi media: se avessero intervistato Bin Laden quando le torri gemelle sono state attaccate, cosa avreste pensato?" ha detto Erdogan. Il segretario di Stato Usa John Kerry si prepara comunque a discutere la questione con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a margine del vertice internazionale per la lotta all'Is, domani e dopodomani a Washington.

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