Depresso, instabile e ossessionato dalle stragi il killer di Monaco. "Nessun legame con l'Isis" dice la polizia

. Esteri

Aveva 18 anni e si chiamava Ali' Sonboly il tedesco-iraniano autore della strage di ieri a Monaco di Baviera. Ha sparato con una pistola, una Glock, ai clienti di un fast food all'interno e all'esterno di un centro commerciale nella zona nord della città. Ha ucciso nove persone (tra cui cinque giovani) e poi si è suicidato concludendo una serata di drammatica follia e di puro terrore in una città in preda al caos e completamente paralizzata. Nessun complice, come era sembrato in un primo momento. Ha agito da solo mosso dai demoni nella sua mente il giovane tedesco-iraniano nato e cresciuto a Monaco, doppia cittadinanza e doppio passaporto. Il giovane era un depresso, un instabile, un ragazzo ossessionato dalle stragi del passato, ma non da tutte: in particolare era attirato morbosamente da quelle che avevano registrato vittime soprattutto tra i giovani. "Non aveva nessun legame con l'Isis", ha spiegato il capo della polizia ricostruendo i momenti della strage e tracciando un identi-kit dell'uomo che ha gettato nel terrore la seconda città della Germania. Forse, ma molto forse, anche una vittima di bullismo come lui stesso avrebbe rivelato in un concitato scambio di battute e insulti con un pensionato affacciato al suo balcone mentre lui col suo zainetto rosso e la pistola in mano era sul tetto del garage del centro commerciale: "Sono tedesco, abbasso i turchi" avrebbe risposto Ali' all'uomo che in bavarese stretto lo insultava avendolo scambiato con un un immigrato dicendogli: "Fatti curare!". "Sono stato vittima di bullismo per sette anni" avrebbe aggiunto allora l'attentatore, ma la polizia non ha confermato questa frase e d'altra parte non sembra che effettivamente Alì sia stato vittima di episodi di bullismo a scuola o nel gruppo di amici. Ma si indaga anche su quest'aspetto del passato di Ali' che, a detta dei genitori e dei vicini - ricorrenti questi giudizi sugli autori delle stragi più efferate e incomprensibili - era un ragazzo tranquillo e per bene. Il padre e la madre, due lavoratori di origini iraniane ma con cittadinanza tedesca come il figlio sono stati interrogati a lungo. L'abitazione del killer è stata perquisita: nessun collegamento con il sedicente stato islamico, nemmeno sul suo pc dove gli inquirenti hanno trovato invece numerosi riferimenti a vecchie stragi. Certo è, per gli investigatori, il legame con la strage compiuta dal terrorista neo-nazista Anders Breivik a Utoya 5 anni fa (77 morti, la stragrande maggioranza ragazzi riuniti nell'isola per il congresso giovanile laburista) di cui ieri cadeva il quinto anniversario. Per la Dpa, che cita fonti dei servizi tedeschi, il killer aveva trascorso molto tempo davanti al pc utilizzando giochi di sparatorie ed ammirava l'autore della strage di Winnenden, nei pressi di Stoccarda, dove nel 2009 uno studente 17enne uccise 15 persone in una scuola.

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