Vergogna a Berlino. Il Kempinski hotel (che fu di un ricco ebreo) "vieta" di telefonare in Israele

. Esteri

Vergogna ed anche mancanza di pudore a Berlino. Uno dei più prestigiosi alberghi della citta', il Kempinski prova a "vietare" le telefonate in Israele. Ironia della sorte il primo proprietario  che si chiamava appunto Kempinski era un ebreo di origine ungherese, costretto a fuggire dal nazismo. Ritornato alla fine della guerra ricostruì' l'albergo che era stato distrutto dai bombardamenti. Poi fu ceduto dopo la sua morte. Non sarebbe certo rimasto contento sapendo cosa avrebbero fatto per interesse i nuovi proprietari. La denuncia viene da Claude Lanzmann, giornalista e regista francese, autore di un documentario sulla Shoah. Si era recato a Berlino per i funerali dell'ex moglie ed aveva preso una stanza  al Kempinski. Lanzamann consultando in camera l'elenco dei prefissi telefonici internazionali, perché voleva telefonare in Israele, si e' accorto che alla i mancava proprio la parola Israele. "Angosciato ed indignato", ha raccontato di essersi precipitato alla reception, dove candidamente gli hanno dato una risposta che non lo ha certo aiutato calmarsi. "La maggioranza della nostra clientela e' araba, sono i clienti  ad avere chiesto la cancellazione di Israele dalla brochure". Divenuta la notizia di dominio pubblico la direzione tardivamente ha parlato solo di una spiacevole svista. Ma la bugia e' rimasta evidente. E si e' anche saputo dalla direzione di un altro prestigioso albergo di Berlino, il Ritz-Carlton che nella capitale tedesca  la clientela di fede musulmana e' ormai arrivata al 99% delle presenze. Te' e frutta per chi e' appena atterrato, e copie del corano e tappeti per la preghiera in direzione della Mecca sono tra le trovate per mettere a proprio agio i numerosi arabi. Favorire la fede di una parte della clientela e' comunque diverso dal negare i valori di un altra civiltà, anche se meno numerosa. 

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