L'imprevisto piomba sulle presidenziali Usa, polmonite o altro per la Clinton. Mossa del check up di Trump. E se Hillary rinunciasse?

. Esteri

L'imprevisto si e' abbattuto sulla campagna elettorale americana. L'imprevisto fa sempre parte della politica, anche se una eventuale rinuncia in piena corsa per la presidenza e' una cosa assolutamente indedita nella storia degli Stati Uniti. Sul palco del Ground Zero faceva molto caldo, anche se la mattinata della commemorazione delle vittime dell'11 settembre era accompagnata da un brezza che muoveva le foglie degli alberi, quando Hillary Clinton, che aveva un paio di occhiali scuri per proteggersi dal sole, si e' sentita male. E' svenuta e le riprese che la ritraggono barcollante mentre viene portata in macchina dalla sua scorta hanno fatto il giro del mondo. E' stata portata a casa della figlia Chelsea. Poco prima di mezzogiorno e' riapparsa lasciando l'abitazione ed ha percorso sorridente qualche metro. Ha voluto rassicurare il mondo  scherzando con una bambina e rispondendo alla domanda di un giornalista: "Oggi e' una gran bella giornata a New York, mi sento bene, grazie". Ma naturale era pallida ed ancora scossa. Prima il suo staff ha minimizzato l'accaduto affermando laconicamente "Un colpo di calore per il caldo". Gia' dopo qualche ora e' stato invece precisato che si trattava di polmonite. Polmonite che tra l'altro si porterebbe appresso da qualche giorno, come dimostrano i numerosi colpi di tosse, che hanno accompagnato le sue ultime uscite pubbliche. C'e' anche un precedente che tinge di giallo la malattia. Hillary svenne a casa a meta' dicembre del 2011 ed il 30 fu ricoverata dopo la scoperta di un coagulo di sangue, causato dalla caduta, vicino al cervello. Da allora e' un susseguirsi di notizie, più o meno attendibili, sulla sua salute. In campagna elettorale il settantenne Trump ha sostenuto che la sua avversaria la sessantottenne Hillary non avesse resistenza fisica per reggere la presidenza. Fin dalla scoperta del coagulo di sangue vicino al cervello c'e' chi, anche per speculazione politica, ritiene la sua salute a rischio. Ne e' bastato un certificato del suo medico personale prima della campagna elettorale a fugare tutti i dubbi. Pochi giorni fa la Clinton ha dovuto interrompere un comizio a Cleveland e poi una conversazione con i giornalisti ospiti sul suo aereo per un attacco di tosse. Donald Trump ha fatto subito gli auguri a Hillary dopo il malore. Poi ha fatto sapere di essersi sottoposto ad un check up, che presto renderà noto. Un modo abbastanza esplicito per chiedere alla rivale di fare altrettanto. "Spero che Hillary Clinton stia bene e che torni in corsa, ma dobbiamo vedere cosa c'e' che non va, qualunque cosa sia". Ma cosa accadrebbe se la prima candidata donna fosse anche il primo candidato a dovere interrompere bruscamente la sua corsa alla Casa Bianca? Prima condizione indispensabile e' la rinuncia formale della Clinton. A quel punto spetterebbe al Comitato nazionale democratico (quell'organo di partito oggetto di feroci critiche a seguito della pubblicazione da parte di Wikileaks di mail che dimostravano il tentativo di alcuni funzionari di favorire Hillary contro il senatore rdel Vermont, il radical-socialista Bernie Sanders) prendere una decisione sulla successione. Dati i tempi stretti e la quasi impossibilità  di una nuova Convention, spetterebbe proprio al Comitato scegliere il nuovo candidato. A quel punto la rosa sarebbe ridotta, a Tim Kaine in corsa in tandem con la Clinton per la vicepresidenza (ma poco conosciuto all'opinione pubblica) oppure all'attuale vice di Obama Joe Biden ( uomo molto amato dai democratici e apprezzato anche da grosse fette dei repubblicani). Ci sarebbe anche lo steso Bernie Sanders, lo sconfitto delle primarie, inviso pero' alla maggioranza moderata dei democratici. Alcuni pensano anche a Michelle Obama. Candidatura che pero' sembra prematura e che si configurerebbe come una sorta di regno degli Obama. Una situazione totalmente inedita e per questo con sviluppi impossibili da prevedere e' se la Clinton venisse eletta l'8 novembre e poi fosse impedita ad esercitare le funzioni prima del giuramento, previsto a gennaio. Diverso invece l'impedimento, come e' già successo, arrivasse dopo il giuramento. Sarebbe il vicepresidente, Kaine a prendere le redini della Casa Bianca. 

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi