Quando Berlusconi pianse con la Clinton e l'ultima di Trump che chiede l'antidoping "Hillary e' dopata"

. Esteri

Mai una campagna elettorale americana e' stata cosi' tanto influenzata e costellata da improvvise rivelazioni, che riguardano ora l'uno ed ora l'altra dei candidati, che definire non propriamente impeccabile e' un eufemismo. Con la cyber guerra Usa-Russia, con Obama che vuole colpire, ricambiando di ugual moneta, il Cremlino, cioè ordinando alla Cia di preparare un attacco informatico senza precedenti, perché accusa Putin di interferenze nella sfida Trump- Clinton. Da Mosca arriva l'avvertimento: "Giocate con il fuoco" ed anche "Ora costretti a difenderci per limitare i rischi". Intanto in patria spunta l'ultima di Trump "Hillary e' dopata". L'insinuazione del candidato repubblicano arriva proprio alla vigilia del terzo ed ultimo confronto in tv, fissato per il 19 ottobre "Siamo come atleti e gli atleti devono sottoporsi ai controlli". Non e' che Trump abbia tutti i torti sul fatto che anche politici e magari uomini di spettacolo dovrebbero essere sottoposti a dei controlli prima delle loro esibizioni. Le sorprese sarebbero molte, non tutti giocano pulito. Sul fronte Hillary invece una nuova puntata delle ultime e-mail diffuse da Wikileaks, con una conversazione off record durante una conferenza organizzata da Goldman Sachs, nell'ottobre del 2013. La conversazione ebbe luogo in Arizona tra il Ceo della banca d'affari, Lloyd Blankfein ed appunto la Clinton. Il nome di Berlusconi non viene menzionato direttamente ma i riferimenti, con tanto di imitazione della voce, sono chiarissimi. Ecco il testo integrale della conversazione: "Clinton: Okay. Ero segretario di Stato, quando accadde Wikileaks. Ricorderete la debacle. Vengono fuori centinaia di migliaia di documenti. E io devo andare in giro a fare le scuse. Avevo una giacca come se fosse il tour di una rock star. Il Clinton Apology tour. Dovetti andarmi a scusare con quinque fosse in qualche modo stato descritto nei cable in qualunque maniera che non fosse considerata meno che lusinghiera. E fu doloroso. Leader che resteranno anonimi, che erano caratterizzati come vanitosi, egoisti e affamati di potere". Blankfein: "Assodato". Di nuovo Clinton: "Corrotti. E noi sapevamo che lo erano. Questo non era fiction. E io dovevo andare a dire: sai, i nostri ambasciatori, certe volte si lasciano trasportare, vogliono essere tutti dei letterati. Partono per la tangente. Cosa posso dire. Ho sentito uomini adulti piangere. Letteralmente, dico. "io sono un amico dell'America, e tu dici quelle cose di me…". Quest'ultima frase fu pronunciata ironicamente in accento italico con relativa imitazione di inflessione, stando alla reazione di Blankfein ,che emerge dalla trascrizione. Blankfein: "Ma questo e' un accento italiano…". Clinton: "Abbiate senso dell'umorismo!". Chiusura con risate: "E quindi tu hai detto, Silvio…".

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