Putin non reagisce al fallo di "frustrazione" di Obama, ma intanto definisce il M.O. russo (l'ultima avvenne nel 1916)

. Esteri

Obama vuole punire la Russia, anche se ovviamente la sua sfida e' a Trump. Così ha cacciato per il caso hacker, 35 diplomatici russi. Che tuttavia forse si faranno un viaggetto di inizio anno in attesa di aspettare l'insediamento il prossimo 20 gennaio alla Casa Bianca di Donald Trump. Perché ormai i rapporti Usa-Russia riguardano solo Trump e Putin. Quello di Obama e' stato uno "sgarbo", forse un fallo di reazione se non di frustrazione a partita persa. A caldo Obama aveva usato parole di distensione con Trump, in favore di una grande America, unita indipendentemente dal vincitore. Ma poi con il passare dei giorni e l'avvicinarsi del cambio di guardia, con mosse decisive dello stesso Trump, nella scelta della sua squadra, senza guardare in faccia nessuno,  sono cresciuti timori, misti a malumori. Il ministro degli Esteri russo, Lavrov aveva proposto al capo del Cremlino di adottare la reciprocità ed espellere come ritorsione 35 diplomatici americani, Ma Putin e' stato furbo, non e' caduto nel trabocchetto della "provocazione". "I passi ostili della vecchia amministrazione sono solo una provocazione", il suo commento. E con una punta di sarcasmo ha aggiunto: "Noi non facciamo diplomazia da cucina". Obama spera di intralciare la strada in qualche modo a Trump che si troverà subito di fronte ad un bivio, se confermare o meno, la sua decisione. Ma il congelamento della polemica da parte di Mosca e la decisione di rinunciare a rappresaglie, aiuterà l'avvio del dialogo tra le due principali potenze. Con un Obama che in Medio Oriente e' stato messo sotto scacco da Putin. Il Cremlino e' riuscito ad imporre la "sua guerra" contro gli jihadisti e i ribelli siriani, in difesa di Assad, trovando l'accordo prima con l'Iran e poi con Erdogan, il dittatore turco (anche se lui si dice democratico). Insomma lo zar e' riuscito a ridisegnare la Siria e ad imporre una sorta di "pax putiniana". Una grande vittoria, non solo militare, ma che cambia gli equilibri mondiali. Con un'America assente, a volte confusa, come nel caso delle primavera arabe, dove ha molto sbagliato, sottovalutando i possibili sviluppi della caduta di certi regimi, che hanno dato forza al terrorismo. Cose che non sono state certo secondarie nella sconfitta della Clinton alle elezioni. Ora il politologo Gilles Kepel spiega al Corriere: "Sta nascendo il Medio Oriente russo, mentre americani ed europei stanno a guardare", "e' un nuovo Sykes-Picot,ma questa volta russo". Il politologo francese ha aggiunto: "Come nel 1916 la Francia e l'Inghilterra determinarono i confini del Medio Oriente, così oggi e' la Russia di Putin a dettare legge nella regione e in una situazione di monopolio". Con una differenza importante pero' "allora quegli accordi durarono un secolo, adesso rischiano di rivelarsi caduchi, deboli, quanto e' in realtà la potenza economica e militare di Mosca". Insomma paradossalmente la Russia che rimane un paese debole, "un colosso dai piedi d'argilla" ha annullato in M.O. la grande potenza americana. Forse sarebbe meglio dire che Putin ha dato scacco matto ad Obama. Altro che "Cyber War".   

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