Dopo il voto e le violenze la Catalogna chiede una mediazione internazionale. Domani sciopero generale

. Esteri

Dopo il voto sull'indipendenza e dopo le violenze che hanno provocato quasi 900 feriti con polizia nazionale e Guardia Civil accusate di aver usato la mano troppo pesante per obbedire agli ordini di Madrid, si fa strada in Catalogna la richiesta di una mediazione internazionale sulla crisi, una crisi che sarebbe gravida di pericolose conseguenze e potrebbe davvero avvitarsi se il governo catalano procedesse ad una dichiarazione unilaterale di indipendenza (2,3 milioni i votanti al referendum su 5 milioni, il 90% di Sì) in base ad una legge approvata qualche settimana fa dal parlamento della Generalitat. Ipotesi sulla quale si è già pronunciato e senza mezzi termini il governo di Mariano Rajoy intenzionato a procedere "in tutti i modi previsti dalla legge" per impedire questo sviluppo e "ripristinare l'ordine". Intanto la Catalogna chiede a Madrid di ritirare i 10.000 poliziotti inviati nella regione per impedire il referendum e promette una inchiesta severa sulle violenze della polizia definite "vergognose". E domani altra giornata di tensione per uno sciopero generale che paralizzerà la regione autonoma impegnata nel braccio di ferro con Madrid. Ma al di là di bellicose parole e di altrettanto bellicosi propositi sembra emergere una spinta verso una mediazione con il governo centrale, meglio se affidata ad un organismo terzo e internazionale. Non l'Unione europea quindi che si è schierata al fianco di Rajoy pur condannando le violenze della polizia spagnola: Ma se non può fungere da mediatrice l'Ue dovrebbe almeno patrocinare questa mediazione, dice il presidente catalano Puigdemot, "perchè l'Europa non può continuare a guardare dall'altra parte". Puigdemont si è detto disposto a parlare di tutto: "Se mi chiamano, oggi stesso rispondo, accetto una riunione dove vogliono. Siamo arrivati alla conclusione che è il momento della mediazione". Il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha ribadito la posizione di Bruxelles: "Per la Costituzione spagnola, quel voto non è legale. Per la Commissione europea si tratta di una questione interna alla Spagna, che deve essere affrontata nel quadro dell'ordine costituzionale spagnolo e in linea con i diritti umani fondamentali. Questi - ha detto - sono tempi per l'unità e non per la divisione. Chiediamo ad entrambe le parti di muoversi velocemente da una situazione di conflitto al dialogo. La violenza non è lo strumento in politica per risolvere le questioni. Confidiamo in Mariano Rajoy per la gestione della situazione nel rispetto dei diritti umani previsti dalla Costituzioni".

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